LE NUVELLE DELLA SPESA AL MERCATO

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JE SUIS TIRATOR DI FRENI A MANO PER CONTO TERZI. ESEGETA DEL TORRONE. FELIX INTERPRETADOR DELLA BATTAGLIA D'ALGERI. MUTILATO DI GUERRA.

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mercoledì, 16 gennaio 2008

LA CONTRADA DELLA SEGA

                                                                    Copia di contrada della sega
BREVE STORIA:
Qual nemica più acerrima della Contrada dell Tartufa se non la contrada della Sega? Quale dico io?
La storia della Sega si perde nella leggenda e ogni contradaiolo da la sua versione, non essendoci ancora nessun riferimento archivistico degno di nota da poter imbracciare per  rivalersi sulla tradizione orale. Ora basta parolone che fondono i coglioni. La Contrada della Sega nacque durante i bui tempi del basso medioevo quando potenti monasteri controllavano ampie fette di Toscana e due o tre salsiccini sott'olio, che non guasta mai. Si dice che un monaco, tale Masso Ciofo da Bibbiano, non ne potesse più di svegliarsi ogni giorno al cantar del gallo per aprire il librone muffoso della canonica e recitar lodi all' Altissimo (A.M.E.N.). La mattina del 1 gennaio 1000 (e spiccioli), vedendo che tutti gli abitanti del contado si eran ritrovati a far baldoria e a far l'amore con le contadinelle per tutta la notte, si recò nella chiesa del suo monastero, dedicato a San Oleodotto Shell, e si tirò giù le mutandone di lana davanti ad altri cento fratini attoniti. Qui, urlando: " ma non se pipa manco a pagalla", si prese fra le mani il caz... la fav... la ver... l'ucce... il membro e inizò a  muoverlo con cadenza ritmica (aveva in mente un assolo di Rory Gallagher) su e giù fino a che il padre priore non lo fermò a bastonate.
Un'altra versione, più recente, vuole che la Sega sia nata di riflesso alla carenza di topa. Mah sarà,  noi non ci si crede e comunque nemmeno il magnifico stemma si attiene a tale tesi.

STEMMA:
Ah: ora son cazzi. Lo stemma originale, dipinto dal Sodoma, è andato disperso. Quello attuale raffigura la potente Sega (a mano) in campo verde e blu con vicini il mastro della Sega per eccelenza, ovvero il ministro alle telecomunicazioni (e poste), e l'effige del leggendario Masso Ciofo da Bibbiano. Il Segni Mariotto ( o è Minghi) lo protegge per intercessione divina e due o tre camicioni delle SA requisti dopo la notte dei lunghi coltelli.
Il motto: "Forward, Upward, Onward, Together" sta semplicemente a significare l'universale presenza della Sega nella quotidianità. Chiunque, dal prete più pio al maiale più puzzone la utilizza per uscire dal giogo del mal di palle (come minimo). E proprio nella nel messaggio diretto sta la grandezza del motto: i Segaioli son dappertutto, sopratutto sotto le coperte con un fazzolettino in mano e Selen sullo schermo del 32 pollci da 2 milioni. Li ce ne son bizzeffe per davvero.

INNO:
Forse in mille o da soli
rimaniamo segaioli.
La speranza già non muore
anche noi abbiamo un cuore.
I pretacci dicon no,
musulmani non lo so,
fatto sta che a noi ci piace
e lasciateci un po' in pace.
Farsi seghe non fa male,
da gennaio fino a Natale.
Che le seghe tengon forti,
se le tiran  pure i morti.
L' impotante, qui si dica,
è trovarsi anco 'na fica,
per poter stare felici
non crepare soli soli,
ricordati segaioli.

CAPITANO:
Caso più unico che raro, il capitano della Sega si cambia ogni anno ed è colui che all'avvicinarsi del Palio ha le occhiaie più vistose.

SANTO PATRONO:
Mastella Martire ( dei giudici corrotti di merda comunisti zozzi luridi fascisti approfittatori che cazzo c'avrete contro la mia signora. Ora dico no, ma vergognassi du' minuti no? Va beh, fate voi)

un grazie a DDR per l'ennesimo stemma. L'ho ritrovato per caso sennò "col cazzo che facevo la Sega". AH AH che gaudio
postato da: beneselve alle ore 21:45 | link | commenti (10)
categorie: a quattro mani, le contrade
mercoledì, 07 novembre 2007

LA CONTRADA DELLA TARTUFA

tartufaBREVE STORIA:
Premessa. Lontano dalle terre europee la Tartufa non è di certo nota e apprezzata appieno. Essa vive infatti nelle più profonde radici del vecchio continente e nemmeno i lunghi flussi migratori di inizio novecento l'hanno adattata alle merdose terre dei barbari; sia all'oriente che all'occidente. Purtroppo da alcuni decenni anche in Francia ed Italia sembra essere stata soppiantata dai moderni ninnoli creati per trastullar il figlio di Dio e nipote del benzinaio. Oggi si verte quasi esclusivamente su intrattenimenti quali il pallone, la pizza al taglio, il computer e la gitarella domenicale per tirar ai tordi. Ecco che dunque una breve, semplice ed esaustiva storia della Tartufa aveva da essere fatta.
 Qui ce ne  siamo sobbarcati il peso, fallendo.
La tartufa è da sempre una delle contrade più blasonate e conosciute del Palio, anche dallo straniero nippone con la macchina fotografica a cannone. La sua fama la si deve al fatto che attira d'impatto chiunque le si avvicini. Definirla risulta difficile e non vorremmo osare là dove pure il l'Aretino Pietro fallì. Riprendendo le sue parole si può  comunque capire qualcosa del  fascino innato della tartufa, figlia anche all'epoca di mille e più sinonimi*.

" Aure celeste che al mattin si mira,
decente ed onesta se lavata di fresco
tardavan sul capezzale della sorella malata,
che anche se incesto la topa* lo tira"

Anche il Bembo, uomo di Chiesa e padre della lingua, dedica alla nostra protagonista versi dolci ed ammantati che non consentono comunque di carpirne appieno il senso e quale sia l'esatta sua definizione.

"Fra un'ora media ed un grano di rosario
tapino s'  accinge il novizio alla cella
e rimembrando tal Madonna bella
lo zucca diretto nel culo a frà Mario."

Mi rincresce non aver parole particolari per la tartufa, e vorrei poter conoscere i dizionari del mondo intero per poter trovare un guizzo che mi consenta di renderla nota in verbo. Ci siamo comunque capiti no? Allora fai na cosina vai, metti quelle dumila lire in tasca che la birrina l'offro io. Poi te semmai me paghi la merenda.

STEMMA:
Un' arpia (fica però) ed una sorta di consulente della banca Medilanum rampante sorreggono lo stemma della tartufa. Trattasi del leggendario "pel da brodo" utilizzato durante il XIV secolo per insaporire i pasti dei mariti delle partorienti cieche  all' ospedale del Santo Pedale. Da qui deriva il motto: "alla goccia". Nel 1983 la contrada della tartufa ricevette inoltre l'ambitissimo titolo onorifico di "amica di mister T" , titolo che ancor oggi fa sfoggio nel gonfalone.

INNO:
Madonnina se l'avessi
sai che cosa gni farebbi?
La terrei in una mano
e a morsi la prenderebbi.

La tartufa è cosa sana,
piace a grandi e a piccini
c'è chi per avella un poco
brucia tutti i suoi quattrini

Piace a poveri e potenti
ha da sempre retto il globo
il sinonimo è infinito
e ringrulla anche il più probo

Torna a casa bimba mia
che t'aspetto sullla porta
ti rimetto a tre di spade
proprio come l'altra volta

CAPITANO:
Rocco

SANTO PATRONO:
Unica contrada a non avere un santo patrono. Ufficialmente a causa del  peccato originale che essa porta, anche se voci di corridoio dicono che San Barabba e San Franzone, unici santi ufficialmente disposti a sobbarcarsi il compito, si son menati per una tartufina di Poggio Secco che faceva la lavandaia.

questa nuvella è dedicata a Conigliolo, persosi forse in qualche tagliola da volpe.
Un grazie a DDR per il bel disegno dello stemma
postato da: beneselve alle ore 00:05 | link | commenti (4)
categorie: a quattro mani, le contrade
domenica, 23 settembre 2007

LA CONTRADA DEL MARROCCHINO

Morocco_coa[1]BREVE STORIA:
Nessun sa bene dove l'ammantata storia del Mannarau Marrocchino nasca. Si dice, secondo una tradizione orale mai conclamata, fra una lettura di 3MSC e un bicchiere di nocino casalingo, che durante le campagne di bonifica medicee in Val di Chiana vi fosse carenza di negri da menare. Il granduca decise allora, ratto ed illuminato, di far immigrare dozzine e dozzine di caffè latte boys (come li si chiama qua in contrada) dalle rive meridionali del Mediterraneo. Successe così, fra una bastonata e l'altra, che questi negretti si nascondessero nei boschi per evitare le vincate e le badilate nei reni degli abitanti della zona. Durante la notte però, presi dai morsi della fame, essi riapparivano a zonzo e si recavano nei campi a far razzia di verdure. Da qui il motto: "Mannarau", vicino di gran lunga al lupus mannaro di concezione romanzesca ma di real guisa a neologismo assai interessante. Chi ha paura del lupo mannarau? Io no, però mi fa dimolto onco vedere che ancora oggi c'è gente che si dimentica le buone maniere quando lancia le bombe al napalm nei confessionali. almeno si dica per favore, cazzo.

STEMMA:
Ah, difficile risalire all'origine arcana dello stemma. Si evidenziano comunque due coglioni rampanti, che a   noi  paiono il re di Spagna Uan (si, come il pupazzo) Carlos di Borbone e Fabrizio Corona che reggono, in guisa leonina, la sacra immagine della Vergine Forforosa di Procida. L'icona, raffigurazione trecentesca della protettrice del capello morto, si conserva ancora oggi nella chiesa di contrada dove fra sei mesi, secondo il nuovo p.r.g., si farà un bel parcheggio.

INNO:
Asere a ee asconsciemiunonda
aruni aranuni bibi
asere e a ee
asogonascemiunonda
arindanuni arindanuni bibi
asere e a ee  asgnarondascemiunonda
arindanuni arindanuni bibi

CAPITANO:
Dice Bettini che una nazionale con troppe primedonne rischia di far saltare il progetto mondiale a Stoccarda; quindi nessun capitano, come vuole Ballerini, e tutti pronti al sacrificio.

SANTO PATRONO:
Ah ma allora sei di coccio. La Madonna della Forfora.

Sia lode a DDR per l'effige di contrada, in attesa di nuove mirabolanti esperienze con immagini di photoshop annesse a caso alla ricetta del pandoro di Verona.
postato da: beneselve alle ore 21:50 | link | commenti (5)
categorie: a quattro mani, le contrade
sabato, 19 maggio 2007

LA CONTRADA DEL FRIGO

Iceland_coa1[1]
BREVE STORIA:
La contrada del Frigo ,dal motto "dio lebbra", nacque nel 1515. Narra la tradizione che, durante l'assedio di Volterra, Cosimo I dei Medici si trovò a corto di pietre da utilizzare per la catapulta. Dopo alcuni minuti di circospezione un soldato della città assediata  (Volterra appunto; che pensavate voi, che fosse Domodossola?), a mò di scherno, urlò al futuro granduca: "Hai finito i sassi? E tirace un frigo allora!". Cosimo non esitò un istante e,dopo aver spedito un fax a Leonardo da Vinci si fece dare le istruzioni su come costruire questo micidiale strumento per mantenere fresche le lepri e i faggiuoli. Inutile dire che dopo pochi giorni Volterra e le sue inutili statuine di alabastro divennero parte integrante dei domini fiorentini, con grande gioia del popolo tutto e della comunità cinese che iniziò a contraffare i souvenir prodotti con il nobile minerale. A ricordo di questa battaglia vinta i figli di Cosimo, ovvero Manuel e Costantinodimariadefilippi dei Medici, fecero scolpire dal Giambologna un' immensa statua del nuovo strumento chiamato frigorifero sullo spiazzo adiacente la rocca di Varese.

STEMMA:
E ora viene il bello, disse quello che cacava l'accetta appena finì il manico (op.cit.) Lo stemma raffigura uno scudo della IGNIS in campo bianco. Ai suoi lati la serafica figura di San Atorio di Solange protegge il simbolo affiancata da un ippogrifo, un aquila, un petardo e un dirigente di Capitalia travestito da montone del Gargano. Doveroso sottolineare come il sovracitato motto: "dio lebbra" fu coniato nel 1620 da tale Giovacchino Imene dopo aver messo l'acqua ragia nella macchinetta del caffè. E averlo poi, ahinoi, pure bevuto.

INNO:
Ci conservo le susine
ci conservo anche il prosciutto
la contrada del buon frigo
mi consente di far tutto.
Brancolando nella steppa
ho investito un muratore
e lo metto di soppiatto
dentro nel congelatore

Con la voglia di morire
ho mangiato del sonnifero
era fresco e delizioso
conservato in frigorifero.
A Milano c'è la scala
A Genova c'è il Bigo
A Roma  c'è il Colosseo
Da noi invece abbiamo il frigo

CAPITANO:
Maldini

SANTO PATRONO:
San Ivanbassosaràpureundopatomaletisaneallacocainadisimonilericordobenebene

un grazie a DDR per il disegno della contrada, in attesa di ispirazione per la nuova che di già abbiam battezzato; ovvero la contrada dell' Ebreo Sott'olio
postato da: beneselve alle ore 02:25 | link | commenti (24)
categorie: a quattro mani, le contrade
martedì, 08 maggio 2007

LA CONTRADA DELLA TORRE DI MERDA

NobileContradadellaTorrediMerdaBREVE STORIA:
La contrada della torre di merda, dal motto "la cacca profuma di cacca" ( e Massimino la magna), nacque nel 1237 in seguito ad una campagna punti organizzata dall'Ipercoop  di piazza  Cascinali. Qui, nella residua piazzaforte ghibellina, il leggendario Foralo de li Moresco Sammontana resistette 300 giorni e 300 notti nei suoi stessi escrementi putrescenti alle truppe guelfe. Ecco dunque la "melior ac antiqua" leggenda che vede il suo acerrimo nemico, il cardinale Forumsantilicheri, cospargere l'intera superficie munita di merda, attratto dalle defecazioni di Foralo. Ne seguirà costatazione amichevole, ce l'hai mica il CUD, guarda che io venivo da destra, e allora? Guidavi che parevi n'ossesso, si ma io c'avevo precedenza, ah no guarda me tocca chiamare i carabinieri che te puzza pure il fiato de grappa noce.

STEMMA:
Torre di merda in campo bianco e azzurro con sole sorgente in campo marrone.
Dopo il 1735, anno d'istituzione dell'animale rappresentativo la contrada, detto anche "mascotte" dal latino masculus = mascolino  e Cotta = membro secondario della gens Aurelia al quale piaceva prenderlo nel buchino nero, furono inserite due gazzelle rampanti e dimolto belline ai lati del garofano del latrone.

INNO:
Vedi ora all'imbrunire
tre monete da ducecento
manco per telefonare
mi servono e son contento
ma la torre della merda
affittata dall' Adecco
defecando fortemente
gioco ambo terno secco

Turris merdae acqua di vita
la stagione dei frustoni
io non tollero vedere
torna in casa prim'che tuoni
l'astio al popolo ribelle
col dantesco faccia a culo
io di merda lo ricopro
e gli scopo le sorelle

CAPITANO:
Giovannone del Pannolone

SANTO PATRONO:
San Bollinodellagip Martire

un grazie a DDR per il disegno della contrada, in attesa di nuovi



postato da: beneselve alle ore 18:49 | link | commenti (10)
categorie: a quattro mani, le contrade