

Sono passati mesi in silenzio per un semplice motivo. Io e Braddo Pitti ci siamo messi a scrivere una sceneggiatura spacciandola per un lavoro di Gillo Pontecorvo. L' idea ci è venuta una sera mentre fondevamo dei ducati d' oro cercando di ricavarne denti. L' oppio corrodeva le meningi e Braddo, astuto potatore di cedri polenghini, ricevette un messaggio sul sul Blackberry. "Aò se vedemo a 'a prima sagra de 'e Fornaci 'ppe Negri organizzata da 'a Destra de Storace e de quer pezzo de manza cor un cranio grosso come 'na forasacca da 'a Santanchè. Te vojo puro, fascista e padrioddico: tuo Eugenio"; così era scritto nella breve ma intensa missiva digitale. Dopo che Braddo rispose: "che li porto i campari?" gli proposi l'idea. Sfruttare il nome di un celebre estinto per scrivere una sceneggiatura, intascare un pochetto di quattrini e guadaganrene in cleebrità.

Eravamo io, Braddo Pitti, Oscar de la Hoya e i santi Pietro e Paolo. Aspettavamo da una settimana il carico clandestino di alcoolici proveniente dal Canada. Whisky e Rum le bevande più ricercate, seguite a breve da grappa noce e Ferrochina Bisleri. Chicago era un ricettacolo di pupe e gangster. Noi compievamo sempre lo stesso rituale. Prendevamo l' auto di Pietro, tiravamo le sassate alle papere e poi via verso il confine, là sul lago Ontario dove gli indiani ci avevano insegnato a fumare il calumet. Noi, portatori di peste dal ceppo albionico certo non ci rendevamo conto dell' onore che i Mohawk riservavano ai nostri culi pallidi. Prendevamo in mano quella lunga pipa di legno solo per il gusto di sballare e figurarci Sandro Pertini che brucia i peli delle cosce a Nenni. Ah ah che botta che dava il calumet. 
"Allora, eran si e no le nove del nove nove duemilanove. T'amo pio Bove che disdegnando Pio Pompa ti rechi lesto dal recalcitrante benzinaio per ottenere, vista la scarsa dose di miscela al 2 che hai acquistato, bollini della benzina a scrocco. Il ricco premio sarebbe, almeno il depliant così scrive, un sacco da boxer pieno di catrame al sugo d'oca." Erano ormai due mesi che Braddo recitava ogni giorno questo monologo scritto da don Giovacchino per la sua "Gerusalemme Liberata (e un poco zoccola)". Oramai le repliche si erano sommate in maniera vertiginosa e da sette che dovevano essere diventarono più di trenta. Il teatro degli Arcimoboldi sempre pieno, le vecchie pruriginose applaudenti e gaudenti, le maschere con i coglioni al ginocchio, la cassiera col sorriso a trecentosette denti. Braddo però non era felice. Da attore consumato e performer (così si proclamava) nel Living Theatre non riusciva a tollerare queste sceneggiature che strizzavano l'occhiolino al perbenismo borghese. Decise così, di soprassalto, di modificare radicalmente la sua parte di spettacolo. Cercai di convincerlo a desistere durante la cena, poco dopo che mi espose la sua pazza idea, mentre lungo i viali di Milano la nebbia calava bassa e i travoni nigeriani si recavano al lavoro. Purtroppo era irremovibile, dato che per sbaglio si cosparse addosso il Bostik pensando fosse crema depilante. "E' colpa de lo maomettano negretto della reception dell'hotel", si giustifico'. Decisi dunque di ricorrere al rimedio estremo: piano C. Lo ingozzai, visto che era immobilizzato, di ostriche scadute mischiate a bond argentini e bocchini (di tromba, maliziosi). Ne mangiò oltre trenta. Nulla. Gli feci bere sedici gassose al popone. Ancora nulla. La sua volontà di nobile fiorentino lo mosse verso una peristalsi più che normale. Tenero fu infatti quando, tornati all'hotel, cercò di mostrarmi il vasino dove aveva appena defecato. Peccato si trattasse del formulario per l'iscrizione al Lions Club di Modica con attaccato un crostino al sesamo. Il giorno dopo, raggiante, si gustò l'ultima puntata di "Date my Mom" su MTV e si diresse verso il teatro a piedi, come di sovente faceva. Fuori pioveva ma la mente cristallina del Braddo era concentrata su due soli obiettivi: battere a corsa l' alunno grasso della quarta C del liceo Marconi e scioccare il pubblico a teatro. Alle nove si presentò in scena, testimone me medesimo, camuffato da On. Gabriella Carlucci ed iniziò un pindarico volo nei meandri della lingua italiana: "Mi sono informato Saladino caro, c'è un treno che parte alle sette e quaranta. Il traffico è lento nell'ora di punta. ti bastano trenta minuti e due o tre cricconi al cambio della Seat per giungere a casa, la nostra. La chiave ricorda è sempre lì sulla finestra? No mi sa che l'ho messa nel cassetto dei calzini sporchi.". La platea basita, le maschere che riportavano i loro coglioni in area basso ventre, don Giovacchino svenuto, le cassiere che... beh glissiamo. D'un tratto partì dal loggione un timido rumore, pari ad un colpo di cannone che fa tutto sussultar, che parve un applauso. Poi due, tre, dieci, urla, centinaia di ritmati batter di mani, il teatro in piedi. Io piangevo dalla gioia. come novello Saffo l'amico mio teneroso Braddo s'era infilato nel culo il cetriolo della critica ed andava gongolante a spasso nel proscenio. Appena si allontanò dall' occhio di bue (o bove) si diresse verso il bar del teatro, ordinò quattro nocini e li ingurgitò in un sol sorso. Armani non era lì, ma se ci fosse stato si sarebbe divertito. 
Allora ci era questo signore simpatico che ti parlava del male di vivere, del rivo strozzato che gorgoglia, della pesca con la dinamite. Dall'altra parte c'era Braddo con le sue teorie sulla fisiocrazia, che non sapeva che voleva dire ma era comunque bello pensare che fisio vicino a crazia diventi una parola. Il microfono era acceso, il pubblico entusiasta. Mai un comizio sul perchè gli assorbenti con le ali se immersi in un liquido galleggino era risultato così divertente ed esaustivo. Petardi, colibrì alla piastra e quel tenue odore di vaniglia che fuoriesce dai budini viti a male. "E' con sommo piacere che presento oggi la mia teoria, concordata con l'istituto italiano sosia di James Bond, della gravità istituzionale. Se poni un sottosegretario agli interni sopra un balcone, affiancato da un metalmeccanico della Breda, e poi li lasci cade nello stesso istante, se questi sopravvivono il primo si reca in una clinica svizzera per curarsi dalle fratture multiple, il secondo invece si reca per conto terzi in un bel negozio di pompe funebri messicano, dove si fabbricano le bare nelle guise più fantasiose. Detto questo, che mica me lo offriresti un camparicchio?"

Tutto era pronto: 14 quintali di rose rosse, i paggetti vestiti da Ittiti, il coro di voci bianche del carcere di Friburgo, i cani da caccia allo storione, frangiflutti di melassa e rintocchi di campane, il riff eruttante di Kentucky Woman e poi ci fu aggiunta sopra pure una spolverata di parmigiano. Alessandra Borghese era al settimo cielo, sin dai tempi in cui si recava con il motorino a casa di Joseph Ratzinger non provava certe emozioni. Il suo cagnolino, Pucci, da sempre educato in tedesco e inglese, saltellava allegramente davanti alle sue lunghe gambe tornite dal Bernini, mentre il portale della chiesa di Santa Maria del Popolo si spalancava. Ta da dada, ta da dada, o come mai facesse quella piacevole musica d'organo che invita la sposa all'altare. Il sole era alto, nel frattempo al parlamento si votava per la quinta volta il maxiemendamento sulla legge quadro relativa alla finanziaria presentato compatto dall'opposizione. 1350 articoli da analizzare in commissione bilancio, legati uno all'altro dalla firma, sempre più tremolante dell'onorevole Tremonti. 

In un colloquio privato dietro la piazzola dei tram a piazza Beccaria (si proprio li vicino dove c'è quella pasticceria che fa le tortine Pistocchi da 20 euri al morso) col caro Braddo Pitti, ho scoperto interessanti novità su una pagina oscura e leggendaria del suo passato. All'età di 17 anni, come molti di voi sanno, il nostro caro amico si recò per cercare fortuna nella capitale della gioventù e della spensieratezza: Londra. Tra lacrimoni copiosi e pacche sulla spalla dovute ai quindici bicchieri di nocino bevuti, egli ha iniziato a raccontarmi questa parentesi ricca di particolari della sua avventurosa esistenza."Ero partito all'incirca alle quattro, o era mezzanotte, con la metropolitana per Lestesquè (Leicester Square) ma mi accorsi di essermi scordatomi a casa quel gatto congelati neriche io metto per la strada e poi ci faccio sopra il numero di magia del mago nazista. Gli urlo addosso e loro scappano tutti gnudi, tipo: "Ndo vai gatto? Levati dai coglioni vai!". Braddo era scosso, le parole gli uscivano a singhiozzo, nel frattempo quelle inutili macchinette elettriche che puliscono le strade erano entrate in azione e così lo accompagnai verso il bar, dove, confortato dal corroborante sapore di un altro nocino mi spiegò le difficoltà della sua parentesi in terra d'Albione. C'era con lui, dopo che Calissano si era fissato con le troie negre, pure suo cugino di terzo grado: tale Riccardo Ghiri* (vero nome Ricciardello de' Ghiri, foto a destra). Riccardo, cito testualmente: "puzzava di citrosodina in maniera invereconda e si cibava solamente di digestive McVities che usava a mò di paletta nella pasta lavamani al limone". Stavo iniziando a capire il contesto, davanti a me i lembi del sipario si stavano aprendo. Avevo dalla mia parte pochi addendi ma potevo tranquillamente far la somma. Ho capito che c'era pure un elefante nel giardino, rosa come quello di dumbo, che si iniettava tutti i giorni gocce d'eroina per non sentire più il rimorso di aver fatto cacciare Syd Barrett dai Pink Floyd. Le lunghe parentesi per giocare a cricket con Donovan ed Eric Burdon, le scorribande impazzite per Oxford Street fino allo speaker's corner tirando gavettoni pieni di piscio agli improvvisati imbonitori. Braddo era scosso. Mi fece pure una minuziosa analisi dell'intera strumentazione che suo cugino Riccardo, per gli amici Riccardaccio, installava sul palco durante i concerti dei Clash. E da li nacque l'idea, interrotta dagli aliti del nocino, di metter su una jam session con Strummer, Jones e company. Braddo avrebbe portato tutta la sua esperienza come suonatore di flicorno, Riccardo Gheri si sarebbe esibito al sintetizzatore e i restanti Clash avrebbero desinato a capesante presso il bistrot aperto da pochi mesi sotto l'hotel Savoy. 


