LE NUVELLE DELLA SPESA AL MERCATO

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venerdì, 13 febbraio 2009

LE FORNACI DEI NEGRI: OMAGGIO A GILLO PONTECORVO

pazzofronacevu cumpraSono passati mesi in silenzio per un semplice motivo. Io e Braddo Pitti ci siamo messi a scrivere una sceneggiatura spacciandola per un lavoro di Gillo Pontecorvo. L' idea ci è venuta una sera mentre fondevamo dei ducati d' oro cercando di ricavarne denti. L' oppio corrodeva le meningi e Braddo, astuto potatore di cedri polenghini, ricevette un messaggio sul sul Blackberry. "Aò se vedemo a 'a prima sagra de 'e Fornaci 'ppe Negri organizzata da 'a Destra de Storace e de quer pezzo de manza cor un cranio grosso come 'na forasacca da 'a Santanchè. Te vojo puro, fascista e padrioddico: tuo Eugenio"; così era scritto nella breve ma intensa missiva digitale. Dopo che Braddo rispose: "che li porto i campari?" gli proposi l'idea. Sfruttare il nome di un celebre estinto per scrivere una sceneggiatura, intascare un pochetto di quattrini e guadaganrene in cleebrità.
Purtroppo i tempi eran duri. La vena musicale aveva abbandonato il Pitti deforme e  Tiziano Ferro non voleva più le sue basi musicali. Dovette dunque dirmi si. L' indomani inizammo a scrivere; carta, penna, clamaio e duecento gallette di riso. La storia era breve ma intensa. Un vecchio ebreo tradito dalla famiglia si converte al nazismo ed inizia a fabbricare proiettili futuristici da impegare nei carrarmati utilizzati per la campagna d' Africa.  questi proeittili però si trasformano nelle notti di plenilunio in negri che invadono l' Italia e ne conquistano le spiagge durante le ferie estive vendendo teli e collane di conchiglie. I fascisti, terrorizzati nel vedere i mandinghi passeggiare nel littorio litorale, telefonano all 'ebreo e lo convincono a costruire un antidoto al virus che lui ha seminato. Questi, bigotto, utilizza diversi fogli delle scritture per cementare delle fornaci mobili atte a catturare i negri all urlo di: "La Bossi Fini è sopressa, venite negri e siate cittadini dell' Europa". E qui sta il tranello; ammaliando i negri, le fornaci offrono loro set familiari di pentole Mondial Casa da pagarsi in 100 comode rate da 20 euri. Ma i negri si sa, son poveri e tonti, quindi andranno in mora con l 'azienda e verranno messi in galera perchè falliti e fraudolenti (pure un poco perchè negri e basta).
Braddo fu entusiasta, firmo di suo pugno il mansocritto e lo spedì al Postalmarket nell 'attesa che gli inviassero una nuova copia del catalogo 1992. Dieci giorni dopo ricevemmo la risposta da Steven Spielberg, noto ebreo nonchè a volte regista. Steven era entusiasta e aveva già scritto chi avrebbe visto bene in ogni singolo ruolo.
Gian Maria Volontè: Nuvolari
Edda Ciano: Se Stessa
Freddie Mercury: L' Ebreo
Bradd Pitt: Milan Rapaijc
Angelina Jolie: La Regina dei Negri
Bombolo: Hitler
Dustin Hoffmann: Rommel
Anna Mazzamauro: Montgomery
Steven dichiarò però che il budget sarebbe dovuto esser rivisto, con 300 euri non si andava lontano e secondo lui bisognava fare una giuntina di una trentina di dollari perchè qualcuno se ne era andato senza pagare il conto. Io lo so chi è stato, è stato quel matto di Braddo.

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categorie: io braddo pitti
giovedì, 24 aprile 2008

I TANGIBILI (fratelli bastardi degli intoccabili)

pazzode la hoyapietro e paoloEravamo io, Braddo Pitti, Oscar de la Hoya e i santi Pietro e Paolo. Aspettavamo da una settimana il carico clandestino di alcoolici proveniente dal Canada. Whisky e Rum le bevande più ricercate, seguite a breve da grappa noce e Ferrochina Bisleri. Chicago era un ricettacolo di pupe e gangster. Noi compievamo sempre lo stesso rituale. Prendevamo l' auto di Pietro, tiravamo le sassate alle papere e poi via verso il confine, là sul lago Ontario dove gli indiani ci avevano insegnato a fumare il calumet. Noi, portatori di peste dal ceppo albionico certo non ci rendevamo conto dell' onore che i Mohawk riservavano ai nostri culi pallidi. Prendevamo in mano quella lunga pipa di legno solo per il gusto di sballare e figurarci Sandro Pertini che brucia i peli delle cosce a Nenni. Ah ah che botta che dava il calumet.
Ore in tenda ad aspettare una luce nella notte. Uno, due, tre lampi oltre il bosco di larici. Era il segnale per il carico di contrabbando. Veloci come faine sgusciavamo dai giacigli mentre Braddo continuava a conversare con i nativi, spiegava la buona usanza di salutare i monchi senza porger loro la mano destra, sopratutto se son monchi mancini. Mentre io  e Oscar facevamo i pali qualcuno altro portava la palla e si iniziava a giocare (Zelig, ricettacolo di piaghe comiche: " mi stai contagiando! ").
I canadesi, razza di meticci mezzi inglesi e mezzi francesi  (er peggio der monno secondo il parere di un autorevole tramviere della linea 2 Flaminio-Mancini), ci aspettavano sul limitare della radura mentre la foschia della notte  sbatteva con l' aurora. I soliti gesti sguaiati, freddo nelle budella. Da destra, oltre la Standa, d' imporovviso si udì un rumore secco, sordo, immondo. Era Damiano Cunego che lasciava sui pedali Schleck e vinceva l' Amstel Gold Race. Li seguiva un battaglione di ottantamila (chi si gasa con 300 non può rimanere indifferente a tale cifra) uomini a cavallo. Le giubbe rosse! Cazzo, eravamo spacciati. Prendemmo baracca (l' aviatore reso noto dal ponte dove, proprio sotto la campata, c' è un omin che fa la cacca, la fa dura dura dura), burattini (quelli amici di Pinocchio) e iniziammo scappare con l' auto. Via verso la libertà, via verso i seggi per diventare anche noi "difensori del voto". Via per un mondo migliore dove i brogli elettorali di questa sinistra marxista, leninista, e poi ancora ad libidum, diventassero solo un brutto ricordo.
Iniziammo a dire frasi sconclusionate a causa dell' adrenalina. Sostenevo in maniera reiterata che, se ci stupiamo dell' enfasi che travolge i credenti quando vedono la salma riesumata di Padre Pio, cosa dovremmo dire degli Israeliani che credono di vivere in una Gardaland per ebrei? Oscar ricordava i suoi incontri di boxe con i marziani. I santi Pietro e Paolo giocavano a scopa. Braddo... beh, Braddo era sempre il migliore.
Immaginandoci una bella messicana che serviva birra ghiacciata sulle spiagge di Acapulco ci addormentammo. Un incidente e la galera furono il risveglio! San Quentin i hate every inch of you.
Io vi rimasi tre anni, due in stanza con un fratricida in attesa della sedia elettrica, uno in mezza pensione con una vedova di Faenza. Oscar morì di tisi dopo aver lasciato ai posteri un KO contro un creolo. Pietro e Paolo divennero martiri e i padri della chiesa eressero in loro onore due basiliche a Roma. Braddo... beh, Braddo era sempre il migliore.










postato da: beneselve alle ore 22:39 | link | commenti (3)
categorie: io braddo pitti
martedì, 13 novembre 2007

MTV WHAT HAVE YOU DONE TO ME? 'NA RICCA SEGA TI RISPONDO

pazzocarlucci"Allora, eran si e no le nove del nove nove duemilanove. T'amo pio Bove che disdegnando Pio Pompa ti rechi lesto dal recalcitrante benzinaio per ottenere, vista la scarsa dose di miscela al 2 che hai acquistato, bollini della benzina a scrocco. Il ricco premio sarebbe, almeno il depliant così scrive, un sacco da boxer pieno di catrame al sugo d'oca." Erano ormai due mesi che Braddo recitava ogni giorno questo monologo scritto da don Giovacchino per la sua  "Gerusalemme Liberata (e un poco zoccola)".  Oramai le repliche si erano sommate in maniera vertiginosa e da sette che dovevano essere diventarono più di trenta. Il teatro degli Arcimoboldi sempre pieno, le vecchie pruriginose applaudenti e gaudenti, le maschere con i coglioni al ginocchio, la cassiera col sorriso a trecentosette denti. Braddo però non era felice. Da attore consumato e performer (così si proclamava) nel Living Theatre non riusciva a tollerare queste sceneggiature che strizzavano l'occhiolino al perbenismo borghese. Decise così, di soprassalto, di modificare radicalmente la sua parte di spettacolo. Cercai di convincerlo a desistere durante la cena, poco dopo che mi espose la sua pazza idea, mentre lungo i viali di Milano la nebbia calava bassa e i travoni nigeriani si recavano al lavoro. Purtroppo era irremovibile, dato che per sbaglio si cosparse addosso il Bostik pensando fosse crema depilante. "E' colpa de lo maomettano negretto della reception dell'hotel", si giustifico'. Decisi dunque di ricorrere al rimedio estremo:  piano C. Lo ingozzai, visto che era immobilizzato, di ostriche scadute mischiate a bond argentini e bocchini (di tromba, maliziosi). Ne mangiò oltre trenta. Nulla. Gli feci bere sedici gassose al popone. Ancora nulla. La sua volontà di nobile fiorentino lo mosse verso una peristalsi più che normale. Tenero fu infatti quando, tornati all'hotel, cercò di mostrarmi il vasino dove aveva appena defecato. Peccato si trattasse del formulario per l'iscrizione al Lions Club di Modica con attaccato un crostino al sesamo. Il giorno dopo, raggiante, si gustò l'ultima puntata di "Date my Mom" su MTV e si diresse verso il teatro a piedi, come di sovente faceva. Fuori pioveva ma la mente cristallina del Braddo era concentrata su due soli obiettivi: battere a corsa l' alunno grasso della quarta C del liceo Marconi e scioccare il pubblico a teatro.   Alle nove si presentò in scena, testimone me medesimo, camuffato da On. Gabriella Carlucci ed iniziò un pindarico volo nei meandri della lingua italiana: "Mi sono informato Saladino caro, c'è un treno che parte alle sette e quaranta. Il traffico è lento nell'ora di punta. ti bastano trenta minuti e due o tre cricconi al cambio della Seat per giungere a casa, la nostra. La chiave ricorda è sempre lì sulla finestra? No mi sa che l'ho messa nel cassetto dei calzini sporchi.". La platea basita, le maschere che riportavano i loro coglioni in area basso ventre, don Giovacchino svenuto, le cassiere che... beh glissiamo. D'un tratto partì dal loggione un timido rumore, pari ad un colpo di cannone che fa tutto sussultar, che parve un applauso. Poi due, tre, dieci, urla, centinaia di ritmati batter di mani, il teatro in piedi. Io piangevo dalla gioia. come novello Saffo l'amico mio teneroso Braddo s'era infilato nel culo il cetriolo della critica ed andava gongolante a spasso nel proscenio.  Appena  si allontanò dall' occhio di bue (o bove) si diresse verso il bar del teatro, ordinò quattro nocini e li ingurgitò in un sol sorso. Armani non era lì, ma se ci fosse stato si sarebbe divertito.
" Ed ora tutti a troie, offre don Giovacchino", così urlò e poi si infranse il cranio contro l'immensa porta a vetri.

Vale, cazzo, eravamo in pena per te
postato da: beneselve alle ore 01:36 | link | commenti (4)
categorie: io braddo pitti
giovedì, 03 maggio 2007

HEGEL O FILO DEL 10?

pazzoaugust sptember 2006 021Allora ci era questo signore simpatico che ti parlava del male di vivere, del rivo strozzato che gorgoglia, della pesca con la dinamite. Dall'altra parte c'era Braddo con le sue teorie sulla fisiocrazia, che non sapeva che voleva dire ma era comunque bello pensare che fisio vicino a crazia diventi una parola. Il microfono era acceso, il pubblico entusiasta. Mai un comizio sul perchè gli assorbenti con le ali se immersi in un liquido galleggino era risultato così divertente ed esaustivo. Petardi, colibrì alla piastra e quel tenue odore di vaniglia che fuoriesce dai budini viti a male. "E' con sommo piacere che presento oggi la mia teoria, concordata con l'istituto italiano sosia di James Bond, della gravità istituzionale. Se poni un sottosegretario agli interni sopra un balcone, affiancato da un metalmeccanico della Breda, e poi li lasci cade nello stesso istante, se questi sopravvivono il primo si reca in una clinica svizzera per curarsi dalle fratture multiple, il secondo invece si reca per conto terzi in un bel negozio di pompe funebri messicano, dove si fabbricano le bare nelle guise più fantasiose. Detto questo, che mica me lo offriresti un camparicchio?"
Applausi a scena aperta, Braddo Pitti aveva trovato con la sua teoria l'anello mancante, la stella polare, la moglie briaca e la botte piena della scienza moderna. Galileo oramai era diventato un perfetto idiota; ed era pure l'ora, diciamo la verità.
Il signore al suo fianco, simile al Gino Cervi protagonista di Poirot, o era Maigret, ma comunque a noi Jaques Tatì fa schiantare dal ridere, si chiamava Osvaldo Lesena (alto dx). Il signor Lesena, da anni dentro la scienza della gravità istituzionale, strinse caldamente la mano di Braddo, lo fissò negli occhi e lo invitò a cena fuori. Braddo accettò, anche perchè si ricordò il consiglio di sua madre: "quando non capisci che ti dicono, rispondi sempre SI".
La cena fu squisita, il dottor Lesena ancora di più. Si mangiò, si bevve e si scoprì che c'è quel localino all'Elba, il Tinello, dove ci si diverte tanto e ci è Ronson ( che mi sa che lo devo dire: è marchio registrato; ma perdonateci, siamo anarchici). Io, in quanto segretario particolare di Braddo, fui deliziato dall'intera organizzazione certosina ma mi misi comunque in un angolo, per non offuscare con la mia pochezza i due saggi che parlavano e, seppur godessi appieno di tutti i particolari accorgimenti e delle squisite bibande propinate, mi soffermai sul volto di un giovane che stava poco bene. Pareva egli, succedaneo del bellimbusto puttaniere con due buchi nel sedere e pilota di ford mustang taroccata, non dissimile di molto dalla guisa d'ebbro di limoncelli spremuti con le mani in Sorrento. E il barcollo, da esemplare, lo portava adagio adagio verso un piccolo natante progettato per la pesca d'altura ma riadattato a fuoribordo trasporta albanesi. Qui seduto sconsolato si rapprese in un baleno, e gaudente verso il colon vomitò dei bei branzini. Poco dopo un bimbo, figlio di sua madre ovvero figlio di maiala, si soffermò presso la rigogliosa chiazza di bitumi intestinali misto lische e vin bianco, e la utilizzò per modellare, grazie anche alla sabbia molle del bagnasciuga, una statua a dimensione naturale di Alfonso Signorini.
Il perchè io narro questo? per distrarmi dal simposio, troppo elevato, troppa classe, troppo bisogno di conoscenza quando a noi, poverelli, ci basterebbe una crostina di cacio e un pelino di topa.
postato da: beneselve alle ore 13:34 | link | commenti (7)
categorie: io braddo pitti
venerdì, 23 marzo 2007

IL MATRIMONIO DEL SECOLO

pazzoalessandra borghesebattezzaloTutto era pronto: 14 quintali di rose rosse, i paggetti vestiti da Ittiti, il coro di voci bianche del carcere di Friburgo, i cani da caccia allo storione, frangiflutti di melassa e rintocchi di campane, il riff eruttante di Kentucky Woman e poi ci fu aggiunta sopra pure una spolverata di parmigiano. Alessandra Borghese era al settimo cielo, sin dai tempi in cui si recava con il motorino a casa di Joseph Ratzinger non provava certe emozioni. Il suo cagnolino, Pucci, da sempre educato in tedesco e inglese, saltellava allegramente davanti alle sue lunghe gambe tornite dal Bernini, mentre il portale della chiesa di Santa Maria del Popolo si spalancava. Ta da dada, ta da dada, o come mai facesse quella piacevole musica d'organo che invita la sposa all'altare. Il sole era alto, nel frattempo al parlamento si votava per la quinta volta il maxiemendamento sulla legge quadro relativa alla finanziaria presentato compatto dall'opposizione.  1350 articoli da analizzare in commissione bilancio, legati uno all'altro dalla firma, sempre più tremolante dell'onorevole Tremonti.
Alessandra alzò lo sguardo verso l'abside, suo padre che la teneva stretta nei pochi metri che la separavano dall'altare, e in fondo lui, bello come un Apollo greco, forse meno di Raoul Bova ma certo più di Antonio Capranica. Heinz Herald Pus, della nobile famiglia tedesca dei Pus, in completo Loro Piana, scarpette di vernice e cuoio italiano, i gemelli ai polsi ancora in posizione fetale e con la placenta colante, sorriso a cinque denti. Lo sguardo tra di loro, un sospiro ancora  che, ritorno col pensiero cerco te, no, cosa sono adesso non lo so, sono un uomo, un uomo in cerca di se stesso, no, cosa sono adesso non lo so, sono solo, solo il suono del mio passo. "Vuoi  prendere come tua sposa la qui presente Donna Alessandra Romana dei Principi Borghese?", "Si, lo voglio". "E tu, vuoi prendere come tuo sposo il qui presente Heinz Harald Pus di Baritono mascherato da Contralto?", "Si lo voglio".
Grandiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii, evviva, tutti al palazzetto di caccia di Villa Borghese, catering offerto dalla IOR, banda musicale che bissava ad libidum la Paranza di Silvestri. Il cardinale Bertone, pazzo come sempre, guidava un go kart nel mezzo del salone affrescato cercando di dimostrare a quel coglione di Napolitano come vada premuto poco poco il freno per ottenere derapate eccellenti, sopratutto dopo che hai dato la cera in terra.
"Allora cara, come siamo stati?" Alessandra prese fiato, baciò Heinz sulla bocca e gli sussurrò all'orecchio: "Se passeggio per Roma, il mio sguardo cade su facciate di grandi, antichi palazzi sulle quali stanno l'aquila imperiale e il dragone. Lo stemma della mia famiglia. Il mattino porto a spasso Pucci, un delizioso Jack-Russel, per i viali di uno dei più bei parchi urbani del mondo: Villa Borghese, ceduto da un mio trisavolo al re d'Italia che ne fece dono alla sua Capitale. E questo stesso nome che porto campeggia a lettere enormi, per volontà di Camillo Borghese, pontefice con il nome di Paolo V, sulla facciata della basilica di San Pietro. Il papa, ancor oggi, viene ogni anno a pregare per la festa della Immacolata nella "nostra" cappella in Santa Maria Maggiore. " Heinz, gongolone e paciocco le rispose:"Porca Madonna tesoro mio, te puzza er fiato de cicoria".
La serata si concluse in baldoria totale, Braddo Pitti e il cardinal Bertone inscenarono una naumachia sulla ciotola del cane   mentre Napolitano, invidioso, mise dello zucchero nel motore della Lancia Fulvia di rappresentanza perchè voleva tonare a casa col go kart, i negri reggilampada iniziarono una guerra poichè due erano Utu e tre Tutzi, i diari segreti di Dell'Utri, ritrovati da Mussolini, calarono di prezzo a causa di un lancio di patatine San Carlo dalla chiesetta di San Carlo, Sircana ammaliò la moglie di Borromini e sguainò dall'elsa il progetto di legge per l'ampliamento della Salerno Reggio Calabria, Alessandra Borghese, sola in una angolo, si vide recapitare cinquecento teste di maiale con una dedica: TIFO PER TE, firmato A.C.. Ormai tutto stava fottutamente degenerando, l'amore di Heinz Harald valeva solo un castello in Turingia, l'anonima matassa  di teste di maiale aveva spodestato il suo piccolo teutonico, cuore. Braddo arrivò da lontano, in mano due calici di spumante, ne  porse uno ad Alessandra, si guardarono e si sorrisero. Parlarono per ore, mentre suo marito, gongolante nel go kart di Bertone, sfrecciava a tutto gas per la pineta dietro Piazza di Siena, importunando le vecchiette nobildecadute con battute sulla fica tipo: "Quale è il colmo per un pelo di topa?". Se Braddo voleva invece, poteva entrare con un semplice gesto nel cuore delle donne, colpirle, e incular loro il portafoglio. Vi chiederete ordunque cosa mai c'entrasse Socci in tutta questa storia, la risposta come sempre è nelle stelle.
postato da: beneselve alle ore 14:54 | link | commenti (4)
categorie: io braddo pitti
mercoledì, 28 febbraio 2007

I WINDMILL APATIA

pazzoriccaro gheri Jessica Molacchi dei GazosaIn un colloquio privato dietro la piazzola dei tram a piazza Beccaria (si proprio li vicino dove c'è quella pasticceria che fa le tortine Pistocchi da 20 euri al morso) col caro Braddo Pitti, ho scoperto interessanti novità su una pagina oscura e leggendaria del suo passato. All'età di 17 anni, come molti di voi sanno, il nostro caro amico si recò per cercare fortuna nella capitale della gioventù e della spensieratezza: Londra. Tra lacrimoni copiosi e pacche sulla spalla dovute ai quindici bicchieri di nocino bevuti, egli ha iniziato a raccontarmi questa parentesi ricca di particolari della sua avventurosa esistenza."Ero partito all'incirca alle quattro, o era mezzanotte, con la metropolitana per Lestesquè (Leicester Square) ma mi accorsi di essermi scordatomi a casa quel gatto congelati neriche io metto per la strada e poi ci faccio sopra il numero di magia del mago nazista. Gli urlo addosso e loro scappano tutti gnudi, tipo: "Ndo vai gatto? Levati dai coglioni vai!". Braddo era scosso, le parole gli uscivano a singhiozzo, nel frattempo quelle inutili macchinette elettriche che puliscono le strade erano entrate in azione e così lo accompagnai verso il bar, dove, confortato dal corroborante sapore di un altro nocino mi spiegò le difficoltà della sua parentesi in terra d'Albione. C'era con lui, dopo che Calissano si era fissato con le troie negre, pure suo cugino di terzo grado: tale Riccardo Ghiri* (vero nome Ricciardello de' Ghiri, foto a destra). Riccardo, cito testualmente: "puzzava di citrosodina in maniera invereconda e si cibava solamente di digestive McVities che usava a mò di paletta nella pasta lavamani al limone". Stavo iniziando a capire il contesto, davanti a me i lembi del sipario si stavano aprendo. Avevo dalla mia parte pochi addendi ma potevo tranquillamente far la somma. Ho capito che c'era pure un elefante nel giardino, rosa come quello di dumbo, che si iniettava tutti i giorni gocce d'eroina per non sentire più il rimorso di aver fatto cacciare Syd Barrett dai Pink Floyd. Le lunghe parentesi per giocare a cricket con Donovan ed Eric Burdon, le scorribande impazzite per Oxford Street fino allo speaker's corner tirando gavettoni pieni di piscio agli improvvisati imbonitori. Braddo era scosso. Mi fece pure una minuziosa analisi dell'intera strumentazione che suo cugino Riccardo, per gli amici Riccardaccio, installava sul palco durante i concerti dei Clash. E da li nacque l'idea, interrotta dagli aliti del nocino, di metter su una jam session con Strummer, Jones e company. Braddo avrebbe portato tutta la sua esperienza come suonatore di flicorno, Riccardo Gheri si sarebbe esibito al sintetizzatore e i restanti Clash avrebbero desinato a capesante presso il bistrot aperto da pochi mesi sotto l'hotel Savoy.
"Muori bastardo, ficcati nel culo quel cazzo di flicorno e poi ricordati che quando entri in casa faresti bene a pulirti le scarpe, e non il viso, sullo zerbino. Che io sono quello che lavora e te, cavalcando sempre quel cazzo di elefante, mi fai odiare il genere umano. Io voglio amare, voglio fottutamente amare qualcuno. Preferirei morir schiavo di Didone piuttosto che macerarmi l'anima disteso su questo sofà. Ce l'hai mica 'na sigarettina?" Queste le ultime parole che Riccardo disse prima di scappare dall'appartamento.
Braddo, volenteroso come sempre, non si perse d'animo ed andò a vivere con i membri dei Gazosa in un loft nei pressi di Baron's Court. C'era la bassista, quella con il naso da pavone, che gli stuzzicava un pochino. Il suo unico ostacolo era la tastierista, che soffrendo di una overdose ormonale, aveva i peli pure sugli occhi e voleva scoparsi l'amica. "Avrei voluto picchiarla", sussurrava Braddo sorseggiando l'ennesimo nocino, "ma l'amavo!". Relativamente al chitarrista nessun problema, sin dalla pubertà aveva sempre visto la figura maschile come un feticcio subconscio  del pandoro, di riflesso portava quindi l'unico difetto di voler  azzannare le cosce di Braddo ogni qualvolta  sentiva  l'assolo di  Higway Star. Meglio stender un velo pietoso su quella piattola antropomorfa del batterista, disonesto e approfittatore, che si faceva investire ogni giorno dai tram per poter prendere a sbafo i soldi dell' assicurazione. "La mezzaluna di Maometto orami magna la merda" portava scritto sulla sua maglietta sdrucita mentre si recava ad incassare i soldi alla sede dei Lloyds del suo quartiere. Scontato dire che vi lavorava un musulmano.
Braddo decise dunque, se ho ben capito che mentre mi raccontava 'ste cose ha visto un gatto e gli è corso dietro urlando: "Quanrantaquacchio cacchio", di fondare un gruppo musicale per far ingelosire in un colpo solo Riccardo Ghiri e Valentina Paciotti (la tatierista dei Gazosa, ovvio); li avrebbe chiamati "the windmill apatia" in onore dell'apatia.
Poi non so più molto perchè Braddo non ritornò al bar e mi lasciò sette nocini da pagare. Ah, che anima candida e leggendaria.

*Riccardo Ghiri: un marchio registrato da MEA
postato da: beneselve alle ore 14:59 | link | commenti (11)
categorie: io braddo pitti
mercoledì, 31 gennaio 2007

I PRIMI 30, STREPITOSI, ANNI DI BRADDO PITTI

 autografo di braddo
  codice html per chiunque volesse diventare fanz o cleb di Braddo Pitti
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<a href="http://novelledellaspesa.splinder.com/post/10784229#"><img src="http://img165.imageshack.us/img165/9274/braddopittive8.jpg">
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copiare tutto da < fino a >

lo dico per quei tordi come me che, senza l'aiuto del buon Conigliolo sarebbero finiti col lavare i vetri ai grattacieli di  Paperopoli sodomizzati da  un  delegato dell' INAIL

ACCENNI BIOGRAFICI

Braddo Pitti, rampollo della nobile famiglia dei Pitti di Firenze e delfino del granduca Formaldeide II è considerato al giorno d'oggi l'uomo più sexy del mon(ecciù, salute) dalla rivista "cani da tartufo". Ma come si scoprono i segreti di un uomo del genere, invidiato e stimato da tutti? Qui una breve biografia dei suoi primi 30, illuminati anni:

Braddo Nascar Maritofedele Pitti nasce il 30 marzo 1977 a Cracovia nel retro di un furgone Fiat Scudo 2500 td iniezione durante un pellegrinaggio della famiglia al santuario della "Beata Vergine del Funzionario CGIL"  di  Varsavia. " Furono momenti drammatici per mia madre", dichiara Braddo stesso, "un po' per l'insopportabile caldo che faceva durante quel mese, un po' per il mio peso vicino ai 12 chili, solo per estrarmi la testa mio padre impiegò copiose ricariche rotowash".  Dopo il parto la madre, contessina Urina Scalzi, decide di portare avanti la delicata fase dell'allattamento nella tenuta di famiglia posta nei pressi di San Miniato. Qui Braddo, precocissimo e curioso come una quaglia muta, inizia sin dall'età di 4 mesi a muovere i primi passi e recitare le prime omelie in latino, come egli stesso, con una punta di orgoglio, sottolinea. " Mi ricordo che la prima preghiera che imparai recitava all'incirca così:
 Dòmine Dòminus noster,
quam admiràbile est nomen tuum in univèrsa terra!
Quòniam elevàta est magnificèntia tua,
super caelos.
Ex ore infàntium et lactèntium perfecìsti laudem propter inimìcos tuos,
ut dèstruas inimìcum et ultòrem.
Quid est homo, quod memor es ejus?
aut fìlius hòminis, quòniam vìsitas eum?
Minuìsti eum pàulo minus ab Angelis, glòria et honòre coronàsti eum:
et constituìsti eum super òpera mànuum tuàrum.
Omnia subjecìsti sub pèdibus ejus,
oves et boves univèrsas: ìnsuper et pècora campi.
Vòlucres caeli, et pisces maris,
qui peràmbulant sèmitas maris.
Dòmine Dòminus noster,
quam admiràbile est nomen tuum in univèrsa terra!

La poliedrica e socratica mentalità del giovane Braddo attira, quasi miracolo di Iddio Santo e Misericordioso, le ire dello zio, tale Claudio principe di Danimarca, invidioso del trono detenuto dal padre Amleto Proevolution Frivolezzagiovanile Pitti. Con il sempreverde espediente del petardo strozzato nel culo tenta infatti di porre fine alla giovane esistenza del nipote ma viene scoperto da un exogino di passaggio, tale Teiera (di cui abbiamo una diapositiva).

Teiera
Dopo lo scampato attentato il nostro prode Braddo, ormai vaccinato e fine conoscitore del mondo manco fosse il Voltaire della prima maniera, intraprende un lungo e fruttuoso corso di studi nel tentativo, emulato e superato, di avvicinare la carriera accademica del fedele amico Paolo Calissano. Si diploma, tra lo stupore dei professori tutti, all'età di 12 anni presso la Putrella Industriale High School di Brighton. Qui viene avvicinato da un agente di moda che lo porta, insieme all'inseparabile Calissano, nella swinging London, in culo a chi dice che un italiano nobile non è più il sangue blu di una volta. Qui, scosso come mare in tempesta dall'ormone ballerino tipico della pubertà, Braddo semina copiose dosi di sperma nei preservativi Durex utilizzati insieme alle procaci e battoncelle ragazze della middle class britannica. Tra queste ricordiamo anche la nipote di Margaret Tatcher, tale Catalina Tatcher. Si esibisce anche all'Apollo insieme ai reduci dei Clash in un leggendario concerto di beneficenza per le vittime del singhiozzo. Qui inizia dunque, coperta da un fitto alone di mistero che in molti casi rasenta la leggenda, la sua collaborazione coi più noti stilisti del mondo. A soli 17 anni Braddo ha già girato diverse volte il globo terracqueo, ricordandosi esattamente tutto e rubando un accappatoio in ogni albergo. "Ne ho rubati 46390 fino ad oggi" dichiarò un mese fa su GQ ridendo. Dopo aver partecipato al capolavoro di Coppola "Dracula" nel ruolo della plafoniera, decide di dedicarsi, con  caparbietà  alle arti orientali. Diventa esperto nella nobile arte della frenata sulla neve e torna fortificato dal Nepal. Sono ormai tre anni che, nonostante il suo lignaggio gli permetterebbe di farne anche a meno, lavora come assistente presso la mesticheria Sergio, si effettuano anche cambi gomme ma solo se ve le portate da casa che noi siamo appena appena vagabondi. Non molto altro ci è concesso di dire su Braddo, vista anche la prossima uscita della sua autobiografia: "Io Braddo Pitti?" e i relativi copyright che non abbiamo (ovvio). Vi lasciamo, cari lettori, con la sua frase più famosa, che citò il giorno in cui scoprì che negli spaghetti alla carbonara non va aggiunta la trielina: "Ma guarda te te te, pensavo fosse un cane".
postato da: beneselve alle ore 22:07 | link | commenti (20)
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