Concupito da una frangia di "Pesto Parioli Papa Bollito", il gel che modella i tuoi capelli ma anche le trofie. Quello mi bastò per innamorami di te, Colina. Eri seduta sul prato del Bernabeu a cogliere margherite. Ogni petalo un bacio rubato. Ogni bacio rubato un sorriso. Ogni sorriso un pensiero geloso. Ogni pensiero geloso un fornitore di aspirapoveri. Ogni fornitor...
"Jeremy Oleghoff, esperto mondiale nel ramo della transumanza delle cozze dagli hotel a 5 stelle verso le pianure onomatopeiche dei "cocci aguzzi di bottiglia", vi invita alla tredicesima edizione del canto corale nei confronti della Madonna Negra. Durante questa manifestazione i vostri cuori elettrici, bucati dallo schermo di un palmare all'olio di colza fruiranno dei più bei panorami ieratici e pure antistatici. Spugne." Beh, che dire, un gran finale, se non fosse che stavo leggendo le istruzioni dell'attaccapanni IKEA. L'IKEA, con tutti quei cazzo di nomi finnici, svedesi, insomma di merda. Tu però la amavi, ed io, ebbro, ti ci accompagnavo quasi due volte al mese. "Oh. oggi ci servirebbe qualcosa da mettere in quel buco sul corridoio". E io pensavo: " Si, ci servirebbe che ci infilassi il mio cazzo, invece di sfaldare un'imene che non merita nemmeno la candida". Il fatto è che l'uomo serve alla donna come il baco serve alla mela. Il baco vive nel mondo del marciume che è la sua esistenza e noi, grandi e grossi, lo vediamo come un tumore dentro il frutto. Ma cosa diavolo dovrebbe pensare lui di noi. Che vi verrebbe in mente se vi state facendo una palata di cazzi vostri dentro una succosa mela trentina e qualcuno ventimila volte più grande prende e vi uccide con una pressione delle dita? Son convinto che in quei pochi secondi in cui riuscireste a concepire questo momento avreste una gran voglia di cacciare un moccolo. E questo faccio io quando tu vuoi andare all' IKEA, mi fai sentire un baco schiacciato con i fluidi che vanno a fare compagnia all'humus, in un circolo di natura che sorge nella mmerda e ritorna alla mmerda sfociando. Poi quei parcheggi, il pensiero del posto all'ombra, l'aria condizionata come vettore sociale, le canzoni della Pausini, i commessi idioti e le loro divise da nazionalsocialismo alla maniera della Mastercard. Sai cara, noi anarchici lasciamo i i mobili dove stanno, non perchè non vogliamo abbassarci alle regole di mercato, ma perchè siamo sempre in viaggio. E se vedo un mobile che insegue un altro mobile mi spavento, tu invece vorresti morire sommersa da cassettiere che portano nomi da pilota di rally.
Chiarire che Jovanotti è un forte elemento destabilizzante non è necessario. Semmai è necessario chiarire cosa Jovanotti non è. Egli non è. Per questo quando Malgioglio accettò ed Oliver Stone iniziò le riprese io ero sereno. Perchè sapevo che combattevo contro il nulla, e contro il nulla l'unica cosa da fare è annullarsi. Quindi fu noleggiato un aereo biplano carico di tritolo che esplose con me alla plancia di guida. Ora vi sto scrivendo da un mondo parallelo popolato da grossisti di sanitari e direttori d'orchestra che si divertono a suonare Mussorgskij con pianoline Bontempi*. Tutto sembra bello qui. Il sole sale alto al mattino e mai una nuvola solca l'orizzonte, il Catania ha ancora Giorgio Corona come punta e l'erba cresce rigogliosa. Al limitare di una piccola strada di collina, là dove i cipressi si piegano al vento di tramontana, c'è un vecchio casolare di pietra arenaria dal cui comignolo fuoriesce un tenue fuoco di camino. Dentro al casolare, dietro ad una tenda di velluto verde, Wladimir Putin impartisce lezioni di karate in maniera edulcorata. Te entri e dici: "scusi posso seguire la lezione?", lui, in guisa pentecostale, parla tutte le lingue del mondo e ti risponde: "porcoddio!". Dopo aver appreso centinaia di mosse in pochi minuti -stile Matrix si ma con più fica- si può uscire dal casolare e recarsi nel grande centro smistamento anime, un edificio stile ventennio con una lunga serie di mosaici inneggianti alle colonie -la Libia è raffigurata da una negra bifonte che assaggia un porcino avariato mentre l'Albania da un ometto alto un metro e settanta con indosso una canottiera unta di olio per motore-. Nell'edifico smistamento anime si può far domanda, con raccomandata e carta bollata da quaranta euro, di "ritorno sulla terra". Dopo circa venti giorni si ha la possibilità di tornare esattamente nel luogo in cui si è morti per portare al termine una seconda chance di vita. L'unica differenza è che in questo caso le nostre orecchie saranno incollate al collo e saremo stati prescritti da alcuni processi dopo aver guidato il governo di una nazione nel bacino mediterraneo. Io penso che, visto che tutte queste cose me le ha dette Giucas Casella dopo aver leccato un francobollo di acido, tornerò per uccidere Jovanotti.
Non pensavo che lo trovassi così seducente. Sindacavo da mesi, dopo aver letto la "trilogia del Signore degli Avviatori elettrici", che dentro al gabinetto potesse esistere un universo parallelo popolato da elfi, orchi e pistoni. Ero così sprofondato nel mio piccolo castello di stanchezza sognante che mi concedevo ad ogni riposo un'avventura magica, dove stregoni e nani si sbriciolavano le dita mentre giocavano a morra cinese. E proprio per colpa dei miei pindarici egoismi ti ho lasciato comprare l'ultimo cd di Jovanotti. Dovevo proibirlo. Dovevo riflettere un pò di più sul fatto che può si esistere una scala melodica e una base di ritmo ma non nei lavori di un dislessico aretino che sibila le labiali e va a cena di cacciagione con le affricate. Porco! Insistere nelle frasi come: "la giornalista che ama la guerra perchè le ricorda quando era giovane e bella", "tu sei la pesca io il ramo", "conosco un vescovo che fa il boscaiolo"; questo è offendere la mia dignità, per quanto legata ad un mondo parallelo dove un occhio a forma di fica voleva un anello con scritte incise in una lingua inesistente. La tua innocenza fanciullesca, tredicenne di trent'anni che amava prenderlo nel culo, ti ha guidato a Lorenzo Cherubini, male estremo che precede l'estremo rimedio. Il film biografico di Oliver Stone su Cristiano Malgioglio, solo quello ti avrebbe salvato. Telefonai a Oliver, spocchioso figlio di mamma americana che ha concesso al pubblico aborti come "world trade center" ma anche capolavori come l'intervista a Fidel Castro sgamato a bere Coca Cola, tirare fucilate ai pavoni ed innaffiare con la diossina. Lui ci stava; avrebbe fatto il film documento su Cristiano Malgioglio. Protagonista Robert Downey Junior. Telefonai poi a Malgioglio, propose un incontro alla pizzeria "la carrozza" vicino a ponte Cavour, là dove fanno quelle pizze che solo i francesi ( e i milanesi )apprezzano, alte un millimetro che si sbriciolano fra le mani dopo due minuti dalla cottura. Orario del randez vous: 7 del pomeriggio. Giorno: il 27 marzo. Parola d'ordine: "ho scopato e picchiato Violante Placido e ne vado fiero".La riunione fu deliziosa, io ordinai una mozzarella in carrozza (eravamo in un locale chiamato carrozza). Stavo battendo Jovanotti, e lo stavo facendo con le sue stesse armi, ovvero sparando cazzate.
Vuoi capire si o no che provo disagio quando mi fai certe domande? Come posso rispondere si se mi chiedi di cospargermi il corpo di coppale e poi canticchiare le canzoni di PASSION di Peter Gabriel? Ma siamo matti o cosa? Quando ci siamo conosciuti eri così delicata, timida. Sembrava quasi che ogni parola che dicevi la ponderassi per farmi piacere ed imbarazzarti in quel gioco sadico che Moccia descriverebbe con la parola: "Esegesi della voglia di fica di un moderno uomo che paga CAR*o il parcheggio a pagamento". Io non capisco. Mi ricordo chiaramente la nostra prima serata assieme, Belgrado era un tripudio di fuochi d'artificio e le mine anticarro si trasformavano in bellissimi vasetti portagioie. Il gelato, le canzoni di THEIR SATANIC MAJESTIES REQUEST di quei bamboccianti dei Rolling stones. Io che ti dicevo che preferivo l'inno dell'Ascoli: «Ascoli, Ascoli, Ascoli / del calcio l'università / Ascoli, Ascoli, Ascoli / il vanto sei della città / chi lo sa come noi griderà / Ascoli è forte e vincerà / forza dài, forza dài Ascoli...». Il week end insieme a Birkenau, le tue manie di voler abbinare il reggiseno con gli slip, i film di Truffault che io scambiavo per la pubblicità della topexan. E poi quel cagnolino che ti regalai, il misfatto di aver voluto vedere quanto era lungo il guinzaglio proprio al casello di Settebagni, le tue risate, i profumi della lavanda di Provenza. Io che mi trasformavo in un romantico, le sculture di plasma che ti portavo dal pronto soccorso quando Barabba danzava sul ritmo della canzone: "Ogni Giugno, da qualche anno a questa parte, osavo dire: Bravo Pino, anche quest'anno ce l'hai fatta. L'ho sepolto con i ciuccetti di plastica che andavano tanto di moda nel '94, l'anno della sua nascita...". Il tempo per un mutuo di Prestitò, quattro salti alla pariglia, il bisogno di un amico misterioso, le notti magiche di Luna Rossa e le boline che nel mio gergo erano una pasta tipica della Basilicata. Poi la routine. Frasi, parole, sguardi vitrei, videocassette a noleggio. Tu che pensavi che magari sotto le coperte avremmo potuto dare una sterzata alla relazione. Io che per un po' c'ho creduto. Poi è arrivata la coppale, il frigorifero sempre pieno pieno di maltagliati al sugo di minoranza etnica di "quattro salti in padella". Quella merdosa nonnina che parla quel dialetto toscano del cazzo, ostentato come solo i caratteristi alla Stefano Accorsi sanno fare, sempre meglio di quell'italiano neutro che viene parlato nei film di Alessandro D'alatri e la gente che lo applaude al festival del cinema di Belfast, dove concorre per la categoria "peggior film fuori dal circuito politico del Sinn Fein diretto da un nano quattrocchi di merda inabile a leggere e scrivere in un inglese corretto e ritiene che Fabio Volo sia un attore invece di un marmista disadattato; insieme ovvio a quella comparsa di una cocainomane borghese che porta il nome di Stefania Rocca, che io la brucerei solo per il gusto di sentirla urlare in cima alla rocca che le dona l'anagrafe, in quanto fautore dell'indipendenza dell'Irlanda del Nord dal giogo imperialista award". E magari il premio D'Alatri lo vincerebbe pure, e tu staresti intorno a chiamarlo "maestro". E ti giustificheresti dicendo che i cattivi maestri sono sempre gli unici che insegnano perchè la vita fa schifo. Frasi fatte come: butta la pasta, occhio alla penna, siamo tutti uguali, non ci sono più le mezze apparizioni. Beh, fucilati le gonadi darling, stasera non torno per cena. E anche se tornassi, ti saluterei con un omicidio.
Te lo ricordi quando Ponzio Pilato disse: "Chi volete libero, Gesù o Barabba? E ora sgommo con la mia nuova vespa 125 special, marmitta d'allungo Polini e centralina modificata da Pierino del Moncini." Tu eri seduta nei gradini del sinedrio ed io, gongolante come un bamboccetto con la ghiaia nel piedistallo, ti fissavo negli occhi. "Oh che bella toga che hai". E fu subito amore. Poi Gesù risuscitò, tu non eri un granchè a tenere i segreti, lo capì quando mi dicesti che il portale di pietra del sepolcro era spalancato e davanti si trovava il sosia di Johnny Deep. Che matta. Poi seduti accanto in un osteria, bevendo brodo caldo che follia, io ti sentivo ancora profondamente mia, ma un colpo di fucile ed ecco che, ritorno col pensiero. Mutui a tassi vertiginosi ci servirono per costruire il nostro nido d'amore. Calde brioche sfornate dalle sapienti mani di Demetrio Volcic producevano un dolce aroma nell'aria. Potrei rimanere qui incantato tutta la vita, a ripensare a quel giorno. "Lo hai letto l'ultimo libro di Tiziano Terzani?", "No, però ho lo scolo, darling". Cascasti ai miei piedi e ti possedetti (eh eh eh).
Finalmente anche l'ultimo invitato se ne era andato. Erano rimasti soli, come speravano entrambi da giorni. Organizzare il party non era stato difficile; difficile semmai era stato chiamare lui, sempre occupato con il lavoro, ma allo stesso tempo così voglioso di andare alla sua festa. Tutto era stato allestito come una barocca macchina scenica per rendere entrambi protagonisti della serata e farli avvicinare piano piano. Come una calamita, nel sottacito silenzio del salotto deserto, presa quasi da un raptus incontrollabile se lo strinse forte al petto, lo guardò dritto negli occhi e disse: "Un innovativo termoconvettore per riscaldamento residenziale, che può sostituire i tradizionali radiatori, apre nuove prospettive ed orizzonti nei sistemi di riscaldamento civili, sempre più indirizzati al contenimento dei consumi energetici coniugati con le moderne esigenze di comfort termico e benessere.Nato dalla lunga esperienza in materia di scambio termico maturata da Sierra, azienda leader in Europa nel settore degli scambiatori di calore alettati, Thermofon è stato appositamente progettato per riscaldare con rese termiche elevate anche con acqua calda a bassa temperatura, prodotta ad esempio da caldaie a condensazione o pompe di calore. Thermofon funziona in base al principio della convezione naturale, è quindi privo di ventilatore e non richiede allacciamenti elettrici." Lui allora sorrise, la baciò in fronte e sibilò, quasi forzando le sue labbra bramose: "Ricorda: nessuna somma ti può essere richiesta o addebitata se non sulla base di espresse previsioni contrattuali. Inoltre, eventuali clausole che rinviano agli usi per determinare le condizioni economiche applicate sono nulle, e pertanto si considerano non apposte". E fecero l'amore per tutta la notte, sperando che non finisse mai.
Ora io mi domando, perchè Pippo non corregge il suo astigmatismo. Sarebbe un così bravo ragazzo. Anche te, Tartufina di Coccole, prenderesti in considerazione il suo fascino. No? E tu invece ti ostini a stare con me. Proprio con me. La lopecia programmatica che attanaglia il mio cranio va diradandosi per nembi d'asservimento al lavoro, le mie carni ondulate si rassomigliano ad una crosta del Cigarini, poverello il destino. Tu invece nulla. Stai sempre qui con me, mi sopporti. Concordi o no che Pippo sarebbe migliore, se non altro per il carattere? Assai più gioviale si dimostra ad un primo colloquio, non vende anabolizzanti alle suore, corrode gli animi dei più con la generosità martinesca del suo nobil animo. Correggimi se sbaglio. Quella volta che aiutò Solange mentre lo linciavano al centro commerciale, beh io non l'avrei fatto. Quando al compleanno ti regalò la svannasalmi. Ti coronò d'alloro il giorno della laurea (vis mafia sed fioraio di mmerda). Odori di rugiada. Piccola. Asservimento al mio tatone chiami la tua missione da crocerossina per me. E mi dici Amore. Io te l'ho detto solo quella sera che mi hai dato il culo. E t'ho pure fatto male. Sburraculi mi chiamasti. E pulisci 'sta marmitta cazzo. Quando accendo la macchina sembra che c'abbia dentro na nidiata de cani. Quant'è? Trentamila? Grazie.
C'era un fachiro, abile nell'armeggiare i poemi di Umberto Saba, e c'eri tu: Luna Calante. Arrivasti al villaggio nel giorno della grande parata. Tutti spianati, pronti ad assistere allo spettacolo di magia ed arte varia. Il fachiro inseriva i punti premio della Coop nella bocca e, grazie ad un trucco d'alta scuola, vomitava i regali. Ingurgitò mille punti e rigettò un set da insalata compreso di ramaioli e ciotola, ingurgitò 1300 punti e rigettò uno zainetto invicta praticissimo ed utilissimo quando l'italiano va in vacanza. Prese poi te, a caso tra il pubblico, ti fece salire sul palco ed iniziò a far scoppiare i coglioni delle ranocchie. La gelosia mi pervase, sentì un moto involontario salirmi dal basso ventre sino al braccio, lo roteai più volte e colpì il fachiro nel cranio con un cazzotto. In quel momento lo odiavo. Poi mi ricordo la calca, tutti che urlavano, anziani schiacchiati a terra e calpestati dalla foga disumana priva di ogni logica. Passarono pochi secondi ma ti persi di vista. C'era quel camioncino dei gelati che quasi quasi avrei preso un cucciolone, con dieci morsi dieci lo avrei ingurgitato. Ma era febbraio e a Cortina si beve il vin brulè, a me fa schifo. Corsi verso il palco, piangendo lacrime insensate. Mi preoccupavo di una sconosciuta, di una figura lunga e lenta, e poi la bolletta dell'acqua, mancava che il Pumarola cantasse al Karoaoke "la topolino amaranto" di Paolo Conte. Freddo e deciso salì i tre gradini ed arrivai nel proscenio, il fachiro tremava, vomitando regali Coop in maniera del tutto casuale. Aveva sballato il conteggio dei punti premio. Con 300 punti ributtò una ricarica Vodafone da sessanta euro(i). Alfred Netturbini si gettò su di me, mi implorò di smetterla. Corsi allora a più non posso verso di te, ti afferrai per una gamba. Non sapevo se t'avrei trattenuto. Mi mancavano le forze. Ti girasti, mi guardasti, mi ridesti, obluraschi, eh? Cazzo. Fremevo dalla voglia di baciarti, mio dio quanto eri bella. Poi però capì tutto. Il velo del tempio si squarciò, tremò la terra, il figlio di Dio s'avvio verso il motorino e lo sgolfò. Si levò dai coglioni senza salutare. Saranno due mesi che non se va più a mangiare una cosina insieme. Offro io. No, lei è astemia ed io piango dietro i suoi problemi. Son geloso di me stesso. Cazzo, neppure ti conoscevo quel giorno. Arrivò il guardia, sopraggiunse Paperinik, e iniziò a sproloquiare con quella sua voce bavosa da anatra, non capivo niente. BEEERRR BEEER, ma che avrà mai voluto dire. So solo che mi ammanettò e giurò su se stesso che non l'avrei passata franca. Ma poi la passai, aveva solo due materie di debito e religione non conta un cazzo a meno che non si voglia bocciare uno. Vatti a fidare dei professori di religione, li nomina il vescovo. Mi feci a ritroso tutta la piazza, questa volta ammanettato e con un papero in calzamaglia alto un metro e venti che mi sputava dietro. Promisi che lo avrei ucciso. Achille Bonito Oliva inizò a deridermi, sempre pronto a sostenere la superiorità di artisti di merda. "Guarda quello che ha appeso un pianoforte al soffitto, lui se lo sarebbe mangiato anni fa", questo mi disse. Lo gelai con un'occhiata ricordandomi che, in assenza di un liquido conduttore, era un grandissimo faccia di merda. Scomparii dentro la camionetta della polizia, tu mi guardavi da lontano, sembravi triste. Quel papero di merda era seduto vicino a me e si mangiava una banana. Mi derideva, sapeva tutto.