

Il popolo lo amava non solamente perchè riuscisse, con un rapido movimento del gomito, a mangiare le noccioline al volo, ma anche perchè portò la nazione verso nuovi orizzonti di gloria e speranza. Il suo nome, scolpito nella storia, era Alessandro Magno. Ecco perchè oggi vi parleremo dunque del cavolo nero di Toscana. Questo vegetale particolare, raro ma delizioso, è un complemento essenziale a molti piatti della cucina povera di questa regione. La sua coltivazione è tipica delle zone pedemontane della Val di Chiana, della Valtiberina e dell'alta Lucchesia. Dall'inconfondibile odore di putrido, quando lo si bolle fa emettere stridulo raschiar di denti anche alla casalinga più preparata e fa esclamare un bel: "Ma San Tortone negro e beato,che è morto il cane?" al pater familias. Che buon che è il cavolo nero. Yummi. Lo vorrebbbero tutti nel loro bel pranzo domenicale accanto a del succulento pollo arrosto, a delle calde lasagne e a una buona fetta di torta di mele. Si narra che il Boccaccio, di ritorno dalla messa (in culo), fosse d' abitudine esclamare: "Sine lo cavolo nero non desino nemmanco venisse a sberleffammi l' Iddio in personam". Pasolini prima di venire arrotato da Pelosi ne mangiava dozzine di scodelle alla bella faccia dei ragazzi di vita che morivan di fame. Ungaretti, ancora da vecchio, lo confondeva sempre per l'odore dell'acqua di colonia della madre morta. San Carlo Borromeo lo tirava ai poveri e i poveri lo tiravano a San Carlo Borromeo. Temistocle, si legge su un coccio, fu ostracizzato per colpa del suo alito al cavolo nero. Baggio che è buddista lo mangiava perchè andava di moda e, ora che ha smesso e che va a caccia tutti i giorni, gli gusta di più assai il cervo. Gary Lineker lo assaggiava sempre prima dei calci d'angolo. Tiziano Vecellio lo immortalò nella famosa: "Madonna del cavolo nero". Churcill, quel maiale, ne andava matto e si fumava certi sigaroni di cavolo nero. Ora basta col cavolo che fa cacare.
tavola del Maestro Sardelli dal "Borzacchini Universale"
Sempre a parlare di questo cazzo di terrorismo. Piuttosto occupiamoci di quante pere cotte servono per riempire la tazza di merda (la mamma mi aveva detto di scrivere popò).
Non lo sapeva nessuno sino a due settimane fa. Quattro ricercatori dell'Università di Karol hanno scoperto molteplici funzioni legate al balsamo per capelli oltre a quella già conosciuta di stimolatore per vostri bulbi tricotici (o come si scrive?). I quattro scienziati, che probabilmente concorreranno al prossimo Nobel, si chiamano: Ermanno Cedri, Fausto Cottolengo, Germano Pesaroèbruttamamacerataforsedipiù, Fumi Comennabestia.
Chiamata comunemente palla di mmerda, l'aceoplasia intestinale (aceplasiae murator imbriacus cum birraque vino rosso casae che costa menus) si manifesta sopratutto nelle popolazioni mittleuropee. Perchè dunque, un morbo che noi siamo riusciti a debellare al tempo dei fenici ancora percuote le terre care a Hegel e Kant? Semplice, perchè loro, cari i miei lettori, sono un emerito popolo del cazzo*. Primo perchè da loro piove sempre, pure a luglio, secondo perchè certe cose sono epidermiche, che ci volete fare? Oh, beninteso, sempre meglio degli spagnoli (o napoletani tonti). Tornando a bomba. L'aceoplasia è andata riacuttizandosi, e qui doppia stranezza pindarica, subito dopo la fine del terzo Reich. C'è chi sostiene, me compreso, che questo sia dovuto alla scarsità di rigore che il popolo teutonico, ormai svincolato dai dettami del beneamato Itteler, ha ottenuto adagiandosi nel sogno (maramaldo) d'una pace duratura. Male, così facendo si è invece incrementato l'uso e, suvvia lo dico anche se non si potrebbe, abuso di Kochecole e wurtel giganti zuppi di birra e crauti sotto miscela (al 2%). Questi piatti, legati al sovracitato clima di mmerda, hanno fatto si che un buon 3, 4, forse 99% della popolazione fosse infettato dal baco della tenia aceoplasica, detto anche Filippone. Ora Filippone sarebbe anche un bravo ragazzo, ma vallo a badare te dentro lo stomaco di un berlinese ingordo, che poi a lui gli diverte pure parecchio guardare le partite di scacchi tipo Kasparov contro i Kraftwerk. E' un bimbo, che ci volete fare, bruciarlo? Nella foto si può notare il sindaco di Mannheim pochi minuti prima di recarsi alla clinica per l'asportazione del pallone di cacca.
*che poi in fondo si fa così per dire, eh, mica ve la prenderete. No dai, fate i seri.
Con l'arrivo del freddo, cari amici miei, è giunto il momento di salutare il caro suino che durante tutto l'anno avete pasciuto e coccolato come un figlio. E' difatti arrivato il tanto sentito rito dell'avviatura del maiale. Questa tecnica, mutuata nei secoli dall'antica postatio romana, è di sicuro una delle più amate e sviluppate nelle campagne italiane. L'avviatura, detta tecnicamente sbuzzamento, si divide in tre, delicatissime fasi.
APPROCCIO - TAGLIO - SCOLAMENTO
Questi tre passi, consecutivi l'uno all'altro, ignorano del tutto i canoni teatrali aristotelici come tempo, spazio, luogo, ma rendono il cadavere del vostro maiale la cosa più succulenta che esista al mondo. Partiamo con la prima fase, detta APPROCCIO. Guai a chi tentasse di avvicinarsi alla bestia senza le dovute precauzioni. Guai. Mani pulite, alito fresco e gessato Loro Piana non sono adatti di certo a tali tecniche sopraffine, esacerbate dalle guide del perfetto macellaio italiano. Dopo aver puntato all'altezza del cerebro la vostra pistola con proiettile retrattile, cercate di ammansire il bestio alla maniera di San Francesco, ovvero enumerandogli gli sterminati campi pieni di mota del paradiso, le troie che lo abitano e i fiumi di acqua del rubinetto e pappone alle ghiande che vi scorrono. Se la tecnica funziona, vedrete il porco adagiarsi supino sulle zampette anteriori, emettere un allegro "OINK" e lasciarsi andare nel dolce letto di morte. Non osate mai circuirlo con frasi altisonati del tipo: "Ma che bel prosciuttino che sei", oppure "del maiale non si butta via niente", poichè potrebbe staccarvi un braccio a morsi. La seconda fase, detta TAGLIO, viene dopo la bruciatura dei peli cutanei, pratica ormai in disuso viste le creme depilatorie in commercio. Nel momento del taglio, da effettuarsi con una lama di tipo spagnolo della lunghezza di 30 centimetri con impugantura ad ogiva di leccio, cercate di farvi consigliare da qualche chirurgo esperto. Esempio il dottor Martassa, luminare di fama internazionale e primario presso la clinica "Villa Santa Marta" di Frosta (GT) - tel.097665656545678*** (chiamare ore pasti). Appena ascoltato il consulto, partire col taglio (mi raccomando no parkinson) dall'altezza delle palle (già evirate in precedenza sennò puzza tutto) sino al collo, o viceversa se eseguite il lavoro al di sotto della linea immaginaria passante per l'equatore e appellata parallelo. Al momento del taglio, netto e veloce, il maiale in questione riverserà copiose (15 litri) fiottate di sangue nel pavimento. Non preoccupatevi ora dell'intervento di improsciuttamento poichè dovrete ancora effettuare la terza, facilissima, fase del vostro compitino: lo SCOLAMENTO. Per scolare il maiale sono necessarie due precauzioni. Prima: non effettuatela nella galleria degli specchi di Versailles o della reggia di Caserta poichè non hanno un tombino nei pressi; seconda: non fate avvicinare le donne, portano rogna. Prendete invece una dozzina di mocio vileda e spazzoloni, tre bottiglie di detrgente per pavimenti al profumo calendula, tiratevi su le manichine della camicia e iniziate a pulire.
ARRIVEDERCI ALLA PROSSIMA, CARI LETTORI
I nostri miti morti ormai, la scoperta di Hemingway. Situata ad altezza collo di faraona, si riconosce in bella mostra in men che non si dica: la fica
Ah, l'avventura. Prudentemente incastonato tra le palle, o coglioni, si trova l'amico di noi tutti: il cazzo.