LE NUVELLE DELLA SPESA AL MERCATO

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lunedì, 09 marzo 2009

DALL' ECO DI BERGAMO DELLO SCORSO SABATO

INCRESCIOSO ATTO VANDALICO
Schiena di negro si scaglia contro manganello e lo distrugge
Il padrone del manganello: "Ora voglio i danni, anche perchè il mio bastone era un pregiato pezzo di legno utilizzato da mio nonno repubblichino". Smentite nella comunità negra: "Il manganello era visibilmente marcio"

Casal Osei (BG). Gino Onani, conosciuto e stimato da tutti nella ridente comunità di Casal Osei, ieri sera ha perso per sempre il suo amato bastone di legno. Intorno alle 17, mentre tornava a casa dalla messa, ha preso parte alla nuova ronda paesana organizzata dalla sezione del partito. "eravamo in venti e ci stavamo recando nei pressi della stazione dei bus quando abbiamo individuato un gruppo di negri. Come sempre accade in tempi di crisi come il nostro, questi si sono gettati in maniera violenta contro i nostri manganelli di legno che teniamo ben saldi in mano. Di solito lo facciamo per ragioni di sicurezza e di ordine pubblico, non per vederceli assaliti dai corpi puzzolenti e sudati degli immigrati clandestini. Pochi istanti dopo il fattaccio. Mario Bordin, noto  ragazzo negro che per motivi fortunosi detiene la cittadinanza italiana dalla nascita, si è scagliato contro il manganello del povero Gino. "Tutto è successo in un attimo", commenta il simpatico pensionato. "Il mio manganello è stato letteralmente preso d' assalto dalle terga del negro che, dopo reiterati tentativi, è riuscito a farlo a pezzi. Ecco poi noi siam dovuti scappare al circolo "Boso" dove siamo stati confortati e curati dai volontari del partito. Eravamo impauriti e scioccati da quanto resistenti e forti siano state le schiene dei negri aggressori. Questi ci hanno distrutto non solo i manganelli, ma anche le bandiere, le ricetrasmittenti; il tutto con le loro schiene, le loro braccia, gambe, teste e con i sospetti rigonfiamenti che tengono in mezzo alle gambe, sicuramente pieni di droga da spacciare ai nostri giovani. Ora io vorrei come minimo i danni visto che il mio vecchio manganello di nocio apparteneva a mio nonno Beppo che lo aveva utilizzato per difendersi dai comunisti partigiani durante la repubblica di Salò. Ci terrei a dire però che le schien di una volta si scagliavano in maniera molto meno violenta contro i nostri manganelli e bastoni" Secca la smentita della comunità negra. "Noi eravamo alla stazione in attesa del bus per il palazzetto dello sport dove si teneva il concerto di Povia quando venti rappresentanti della "L.I.D.P."(Lega Italian Difesa Polenta - N.d.R.) ci hanno aggredito con dei manganelli. Abbiamo avuto appena il tempo di realizzare quanto stava succedendo che siamo stati bastonati come cani." I cani, sentito dell' ardito paragone, han subito sporto denuncia per diffamazione presso il locale distretto dei carabinieri "Maresciallo Graziani". Son dunque finiti i tempi in cui la Padania viveva serena lontana dai negri? Nella speranza che tutto si risolva e che la giustizia faccia il suo corso vi lasciamo il tempo per meditare."
U.B.

Mea e Selve Fecit
postato da: beneselve alle ore 13:37 | link | commenti (4)
categorie: a quattro mani
giovedì, 30 ottobre 2008

OLTRE AL TEMPO DEI BANANI NON VEDO SCHIARITE

Ho seriamente pensato di poter pubblicare, come farebbe il fazioso Fazio, la tua lettera. Ma, cara la mia forno di LeCorbusier, non sono come il fazioso Fazio e quindi avrei dovuto chiedere il tuo permesso. Dato che non ho voglia di chiedertelo vado solo ad una qualunquista risposta d' attrito, buona come un medaglione di vitello al catrame. Ho però selezionato quelli che ritengo i punti fondamentali del tuo viaggio nel suboconscio e li ho catalogati in tre grandi famiglie:
  1. PAOLO BERLUSCONI
  2. LA ROMANIA
  3. IL CICLO MESTRUALE

PALO INCULOPAOLO BERLUSCONI: Lo si sa, egli è fratello del fratello che si merita. Prova te ad avere un sangue del tuo sangue che fa il furbetto mentre te lo sei di più, che fa il ladro quando te lo sei di più, che fa il plastico facciale quando te lo hai di più, che è figlio di mamma Rosa morta quando te lo sei di più. Questo è Silvio. Che, si sa, odia Paolo ma non lo dice che sennò fa una brutta figura, della serie meniamo 20 studenti imbecilli perchè urlano in piazza o cerchiamo di trattenere legiferando le mie aziende che stanno colando a picco a causa della globale crisi. Io non sono il fratello di Paolo ma ti giuro che se lo fossi gli sputerei.
Mi ricordo di Paolo quando eravamo piccoli, già si tirava fino alle 4 tirando cocaina. Eravamo dei matti.


ROMANIALA ROMANIA:  E' una terra ridente. Mi hanno detto che li tutti guidano le auto ubriachi per la strada. Ai più bravi li fanno venire in Italia e gli fanno investire gli onesti lavoratori italiani. Vorrei però avanzare una ipotesi a cui nessuno ha mai pensato. E se non fossero i rumeni ubriachi ma le auto che guidano? Eh, che arguzia! L' economia si basa principalmente sull' attività mineraria. Hanno miniere di salgemma, ferro, giacchetti di pelle e brillantina. Il rumeno più celebre è di sicuro Mutu, il meno celebre un certo Hamano Nircul, di più non so che nessuno se lo caca. Il piatto tipico è la torta alla salmonella e la bevanda nazionale è lo Sniapzi, una sorta di soda ma caustica. Dopo la caduta del regime nulla di nuovo è successo se non che Nadia Komaneci è invecchiata. La Romania si divide in 7 provincie: provincia 1, 2, 3, 4, 5, 6 e la Transilvania. Di più sulla Romania non so, ma ti ci troverai bene; ecco perchè i romeni se ne vanno da li, perchè è una pacchia, è troppo facile.


CICLO
IL CICLO MESTRUALE: Ho sempre pensato che sarei disposto a bere il ciclo mestruale di Monica Bellucci.

è tutta per te, fanze numero uno Va... Sara
postato da: beneselve alle ore 05:41 | link | commenti (9)
categorie: a quattro mani
martedì, 15 aprile 2008

VELINA

Una talpa vicina alla Curia romana ci ha fatto quest' oggi una dichiarazione scioccante. Essa, questa, la talpa, ci ha svelato in anteprima mondiale il nome del prossimo Pontefice. Alla domanda: "Ma perchè noi, umili bloggari segaioli e blasfemi? C' hai mica da accendere?", l' informatore (che desidera ovviamente rimanere anonimo per questioni di sicurezza e perchè c' ha allungato due camparini a scrocco) ha risposto: "perchè voialtri, stronzi, a parte le cazzate che vi fuoriescono dalla bocca come piccioni alla sagra del piccione e favelle calde come Rowenta (per chi non s' accontenta), siete dei pii e devoti cristiani timorati di Dio e dell' Inps. E comunque non fumo, non quando sono in servizio!"
 Ora ci  teniamo a precisare ( io e Riccardo Ghiri) due punti fondamentali del discorso. Primo: il dovere di cronaca è tale che riteniamo necessario donare al mondo cristiano tale notizia. Secondo: la suddetta talpa aveva già sdraiato sette amari Unicum contornati da tre birrini piccoli e una pizza alla salsiccia e funghi. Cosa aggiungere, nulla. Ecco dunque un breve riassunto degli utlimi tre pontefici con l' immagine di colui che si siederà prossimamente sulla Cattedra di Pietro. Una nota a margine: per carità qua si spera e si tocca palle che il nostro amato Benedictus rimanga dove sta il più a lungo possibile ma il mondo deve assolutamente sapere. W Dio.


lou chano
Papa Giovanni Paolo I



giovanni patroclo IIPapa Giovanni Paolo II



PapaBenedettoXVI
Papa Benedetto XVI



waigo
Papa Waigo


A voi scoprire chi sia la talpa. Io vi darei un aiutino ma oggi proprio non posso che devo andare dal carrozziere.
postato da: beneselve alle ore 20:38 | link | commenti (3)
categorie: a quattro mani
giovedì, 31 gennaio 2008

HERO INO

nannarone mod.
postato da: beneselve alle ore 22:03 | link | commenti (2)
categorie: a quattro mani
mercoledì, 16 gennaio 2008

LA CONTRADA DELLA SEGA

                                                                    Copia di contrada della sega
BREVE STORIA:
Qual nemica più acerrima della Contrada dell Tartufa se non la contrada della Sega? Quale dico io?
La storia della Sega si perde nella leggenda e ogni contradaiolo da la sua versione, non essendoci ancora nessun riferimento archivistico degno di nota da poter imbracciare per  rivalersi sulla tradizione orale. Ora basta parolone che fondono i coglioni. La Contrada della Sega nacque durante i bui tempi del basso medioevo quando potenti monasteri controllavano ampie fette di Toscana e due o tre salsiccini sott'olio, che non guasta mai. Si dice che un monaco, tale Masso Ciofo da Bibbiano, non ne potesse più di svegliarsi ogni giorno al cantar del gallo per aprire il librone muffoso della canonica e recitar lodi all' Altissimo (A.M.E.N.). La mattina del 1 gennaio 1000 (e spiccioli), vedendo che tutti gli abitanti del contado si eran ritrovati a far baldoria e a far l'amore con le contadinelle per tutta la notte, si recò nella chiesa del suo monastero, dedicato a San Oleodotto Shell, e si tirò giù le mutandone di lana davanti ad altri cento fratini attoniti. Qui, urlando: " ma non se pipa manco a pagalla", si prese fra le mani il caz... la fav... la ver... l'ucce... il membro e inizò a  muoverlo con cadenza ritmica (aveva in mente un assolo di Rory Gallagher) su e giù fino a che il padre priore non lo fermò a bastonate.
Un'altra versione, più recente, vuole che la Sega sia nata di riflesso alla carenza di topa. Mah sarà,  noi non ci si crede e comunque nemmeno il magnifico stemma si attiene a tale tesi.

STEMMA:
Ah: ora son cazzi. Lo stemma originale, dipinto dal Sodoma, è andato disperso. Quello attuale raffigura la potente Sega (a mano) in campo verde e blu con vicini il mastro della Sega per eccelenza, ovvero il ministro alle telecomunicazioni (e poste), e l'effige del leggendario Masso Ciofo da Bibbiano. Il Segni Mariotto ( o è Minghi) lo protegge per intercessione divina e due o tre camicioni delle SA requisti dopo la notte dei lunghi coltelli.
Il motto: "Forward, Upward, Onward, Together" sta semplicemente a significare l'universale presenza della Sega nella quotidianità. Chiunque, dal prete più pio al maiale più puzzone la utilizza per uscire dal giogo del mal di palle (come minimo). E proprio nella nel messaggio diretto sta la grandezza del motto: i Segaioli son dappertutto, sopratutto sotto le coperte con un fazzolettino in mano e Selen sullo schermo del 32 pollci da 2 milioni. Li ce ne son bizzeffe per davvero.

INNO:
Forse in mille o da soli
rimaniamo segaioli.
La speranza già non muore
anche noi abbiamo un cuore.
I pretacci dicon no,
musulmani non lo so,
fatto sta che a noi ci piace
e lasciateci un po' in pace.
Farsi seghe non fa male,
da gennaio fino a Natale.
Che le seghe tengon forti,
se le tiran  pure i morti.
L' impotante, qui si dica,
è trovarsi anco 'na fica,
per poter stare felici
non crepare soli soli,
ricordati segaioli.

CAPITANO:
Caso più unico che raro, il capitano della Sega si cambia ogni anno ed è colui che all'avvicinarsi del Palio ha le occhiaie più vistose.

SANTO PATRONO:
Mastella Martire ( dei giudici corrotti di merda comunisti zozzi luridi fascisti approfittatori che cazzo c'avrete contro la mia signora. Ora dico no, ma vergognassi du' minuti no? Va beh, fate voi)

un grazie a DDR per l'ennesimo stemma. L'ho ritrovato per caso sennò "col cazzo che facevo la Sega". AH AH che gaudio
postato da: beneselve alle ore 21:45 | link | commenti (10)
categorie: a quattro mani, le contrade
martedì, 08 gennaio 2008

L' 8 DICEMBRE 1980 MORIVA A NEW YORK JOHN LENNON...

postato da: beneselve alle ore 20:16 | link | commenti (1)
categorie: a quattro mani, suitable for you
mercoledì, 07 novembre 2007

LA CONTRADA DELLA TARTUFA

tartufaBREVE STORIA:
Premessa. Lontano dalle terre europee la Tartufa non è di certo nota e apprezzata appieno. Essa vive infatti nelle più profonde radici del vecchio continente e nemmeno i lunghi flussi migratori di inizio novecento l'hanno adattata alle merdose terre dei barbari; sia all'oriente che all'occidente. Purtroppo da alcuni decenni anche in Francia ed Italia sembra essere stata soppiantata dai moderni ninnoli creati per trastullar il figlio di Dio e nipote del benzinaio. Oggi si verte quasi esclusivamente su intrattenimenti quali il pallone, la pizza al taglio, il computer e la gitarella domenicale per tirar ai tordi. Ecco che dunque una breve, semplice ed esaustiva storia della Tartufa aveva da essere fatta.
 Qui ce ne  siamo sobbarcati il peso, fallendo.
La tartufa è da sempre una delle contrade più blasonate e conosciute del Palio, anche dallo straniero nippone con la macchina fotografica a cannone. La sua fama la si deve al fatto che attira d'impatto chiunque le si avvicini. Definirla risulta difficile e non vorremmo osare là dove pure il l'Aretino Pietro fallì. Riprendendo le sue parole si può  comunque capire qualcosa del  fascino innato della tartufa, figlia anche all'epoca di mille e più sinonimi*.

" Aure celeste che al mattin si mira,
decente ed onesta se lavata di fresco
tardavan sul capezzale della sorella malata,
che anche se incesto la topa* lo tira"

Anche il Bembo, uomo di Chiesa e padre della lingua, dedica alla nostra protagonista versi dolci ed ammantati che non consentono comunque di carpirne appieno il senso e quale sia l'esatta sua definizione.

"Fra un'ora media ed un grano di rosario
tapino s'  accinge il novizio alla cella
e rimembrando tal Madonna bella
lo zucca diretto nel culo a frà Mario."

Mi rincresce non aver parole particolari per la tartufa, e vorrei poter conoscere i dizionari del mondo intero per poter trovare un guizzo che mi consenta di renderla nota in verbo. Ci siamo comunque capiti no? Allora fai na cosina vai, metti quelle dumila lire in tasca che la birrina l'offro io. Poi te semmai me paghi la merenda.

STEMMA:
Un' arpia (fica però) ed una sorta di consulente della banca Medilanum rampante sorreggono lo stemma della tartufa. Trattasi del leggendario "pel da brodo" utilizzato durante il XIV secolo per insaporire i pasti dei mariti delle partorienti cieche  all' ospedale del Santo Pedale. Da qui deriva il motto: "alla goccia". Nel 1983 la contrada della tartufa ricevette inoltre l'ambitissimo titolo onorifico di "amica di mister T" , titolo che ancor oggi fa sfoggio nel gonfalone.

INNO:
Madonnina se l'avessi
sai che cosa gni farebbi?
La terrei in una mano
e a morsi la prenderebbi.

La tartufa è cosa sana,
piace a grandi e a piccini
c'è chi per avella un poco
brucia tutti i suoi quattrini

Piace a poveri e potenti
ha da sempre retto il globo
il sinonimo è infinito
e ringrulla anche il più probo

Torna a casa bimba mia
che t'aspetto sullla porta
ti rimetto a tre di spade
proprio come l'altra volta

CAPITANO:
Rocco

SANTO PATRONO:
Unica contrada a non avere un santo patrono. Ufficialmente a causa del  peccato originale che essa porta, anche se voci di corridoio dicono che San Barabba e San Franzone, unici santi ufficialmente disposti a sobbarcarsi il compito, si son menati per una tartufina di Poggio Secco che faceva la lavandaia.

questa nuvella è dedicata a Conigliolo, persosi forse in qualche tagliola da volpe.
Un grazie a DDR per il bel disegno dello stemma
postato da: beneselve alle ore 00:05 | link | commenti (4)
categorie: a quattro mani, le contrade
domenica, 23 settembre 2007

LA CONTRADA DEL MARROCCHINO

Morocco_coa[1]BREVE STORIA:
Nessun sa bene dove l'ammantata storia del Mannarau Marrocchino nasca. Si dice, secondo una tradizione orale mai conclamata, fra una lettura di 3MSC e un bicchiere di nocino casalingo, che durante le campagne di bonifica medicee in Val di Chiana vi fosse carenza di negri da menare. Il granduca decise allora, ratto ed illuminato, di far immigrare dozzine e dozzine di caffè latte boys (come li si chiama qua in contrada) dalle rive meridionali del Mediterraneo. Successe così, fra una bastonata e l'altra, che questi negretti si nascondessero nei boschi per evitare le vincate e le badilate nei reni degli abitanti della zona. Durante la notte però, presi dai morsi della fame, essi riapparivano a zonzo e si recavano nei campi a far razzia di verdure. Da qui il motto: "Mannarau", vicino di gran lunga al lupus mannaro di concezione romanzesca ma di real guisa a neologismo assai interessante. Chi ha paura del lupo mannarau? Io no, però mi fa dimolto onco vedere che ancora oggi c'è gente che si dimentica le buone maniere quando lancia le bombe al napalm nei confessionali. almeno si dica per favore, cazzo.

STEMMA:
Ah, difficile risalire all'origine arcana dello stemma. Si evidenziano comunque due coglioni rampanti, che a   noi  paiono il re di Spagna Uan (si, come il pupazzo) Carlos di Borbone e Fabrizio Corona che reggono, in guisa leonina, la sacra immagine della Vergine Forforosa di Procida. L'icona, raffigurazione trecentesca della protettrice del capello morto, si conserva ancora oggi nella chiesa di contrada dove fra sei mesi, secondo il nuovo p.r.g., si farà un bel parcheggio.

INNO:
Asere a ee asconsciemiunonda
aruni aranuni bibi
asere e a ee
asogonascemiunonda
arindanuni arindanuni bibi
asere e a ee  asgnarondascemiunonda
arindanuni arindanuni bibi

CAPITANO:
Dice Bettini che una nazionale con troppe primedonne rischia di far saltare il progetto mondiale a Stoccarda; quindi nessun capitano, come vuole Ballerini, e tutti pronti al sacrificio.

SANTO PATRONO:
Ah ma allora sei di coccio. La Madonna della Forfora.

Sia lode a DDR per l'effige di contrada, in attesa di nuove mirabolanti esperienze con immagini di photoshop annesse a caso alla ricetta del pandoro di Verona.
postato da: beneselve alle ore 21:50 | link | commenti (5)
categorie: a quattro mani, le contrade
lunedì, 02 luglio 2007

AUGURIO

Contrada
Un augurio al mio caro amico Loris Alham, fondatore del P.N.B.C.M.T. (partito negri di Brescia contro i maomettani terroni). Speriamo che alle prossime elezioni riesca a passare lo sbarramento del 5% con premio di maggioranza. Ma sopratutto che l'operazione di sua madre ai calcoli renali vada bene. Un augurio anche alla piccola Elisa, con la speranza che l'esamino di quinta elementare sia andato come sperato. Comunque anche te, Elisina cocca, che porti la tesina dal titolo: "Celine ed un percorso filologico sugli Aristogatti" agli esami di quinta? Un plauso anche agli sbandieratori di Capri, che lanciano in aria i loro colorati drappi di lino e seta firmata Cavalli.  Una domanda, ma quante cucchiaiate di salnitro ci vanno nella torta Sacher? Grazie a chi risponderà, perchè lo avrà fatto con lo stimolo del Santo Pio da Pietralcina che, recalcitrante al servizio di leva, si bucò le manine in segno di sottomissione al tenente colonnello e a Dio onnipotente, onnipresente, onniscente, onnivoro. Un grazie, come sempre, a DDR per non essere venuto a Circù, detta anche la sagra del buio.
postato da: beneselve alle ore 18:09 | link | commenti (8)
categorie: a quattro mani