LE NUVELLE DELLA SPESA AL MERCATO

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mercoledì, 19 agosto 2009

LA MODA DELL' OCCHIAL' A VUOMMERE

occhiali a vuommereCennino Cennini direbbe: "fanno cacare!". Son loro: gli occhial' a vuommere! L' ispirazione per un breve saggio mi è venuta in seguito ad un nuovo ed interessantissimo sondaggio di Facebook. Dopo i vari: "se fossi un minerale quale saresti?", "torneranno assieme Barabba e Pilato?", "che linfonodo più ti rappresenta?" ecco qua " Arisa, Nicola e Patty... fanno parte della stessa famiglia?". A parte tutto la risposta è no, in quanto Arisa fa di cognome Bastoni, vive a Licata e discende da una famiglia di fornai del Siponto, Matteo di fu Mirante Placido muove il suo albero genealogico dalla bassa Slesia fino astanziarsi nella prima decade del XIX secolo a Tesano sul Naviglio, mentre Patty è morta. Noi vorremmo oggi capire non perchè è sorta la domanda del cazzo ma da dove deriva l' accessorio che li accomuna, il celebre "occhial' a vuommere".
Questo specifico tipo d' occhiale, oggi indossato dai modaioli puttanieri napoletani e dalle budelle nei loro sciallati passeggi domenicali, ha una lunga e diverente storia.
Poco dopo la sconfitta di Castillon, patita dagli inglesi durante la celebre guerra dei cent' anni, il prode Arturo Merzario, pilota di indubbia fama dalla volitiva mascella (come il Duce e Mesto del Genoa), detenne per alcuni anni il controllo del principato di Arbergiac, a sud di Tastiron. Qui  diede inizio  ad una artiginale produzione di occhiali ad uso dei giovani locali che, vista la moria di donne causata dalla peste, dovevano in qualche modo sfogare i loro repressi impulsi. I monaci del locale convento, di "Sant Amboise Col Verduraio Ci Fa I Litigs E Non Gli Pag Nimmanc Le Verze" crearono lo strumento . Dicevano che sarebbe stato utile, testuali parole: per offuscar la vista de li iovinotti e render anco lo peggior ballistaro de lo contado de Agobio capace di trombar li montoni et omnia le beschie de lo creato.
Alla maniera dell' ottico di De Andrade (svincolato) costruirono gli occhiali  che consentivano agli scapoloni di vedere fiche belle e vogliose in qualsiasi cosa: dai sassi, ai cingalesi, alle suddette bestie. E giù tromba te che ti trombo io, i ragazzi sparsero il seme per le vallate di mezza provincia, inizando anche a far fermentare il mai troppo amato bacillo della sifilide.
L' idea si manifesta nefasta, asta tosta per tutti i gusti! Dopo pochi mesi il velo nero del lutto iniziò a calare su Arbergiac colpendo anche il pilota nonchè principe Arturo Merzario. Suo figlio Susannotamaro, delfino di Francia e bel pezzo di merda, indosso gli occhiali, gli trombò la cagna convinto fosse Claudia Schiffer e la inseminò di rabbia. Questa a sua volta morse il principino e lo contaminò costringendolo a letto con una delirante febbre. Febbre che si portò via il giovinotto (lo portò a Riccione) in due settimane. Merzario, distrutto, convocò i monaci inventori dell' occhiale e li condannò all' esilio in quel di Napoli. Qui, dopo la lunga trafila burocratica riuscirono a modificare gli occhial' a vuommere, così eran conosciuti nella ridente città partenopea, e  brevettarli col nome di "occhiali a raggi x". In seguito vinceranno il premio come "invenzione bella" al festival delle invenzioni belle e diverranno un must. Matteo, Arisa, Patty, Luca Badoer e Mastella ne vanno matti e indossano questo accessorio notte e di, ma già dagli anni ottanta  e novanta spopolavano. Cecchi Gori grazie a loro  ha conosciuto Cecchi Paone e Gigi Lentini li nascondeva in camera di Silenzi ai tempi del Torino mentre gli yuppies della Milano da bere li rubavano agli zingari dopo avergli dato a fuoco! Ecco la storia, andate in culo!

occhiali-a-raggi-x
postato da: beneselve alle ore 00:13 | link | commenti (3)
categorie: educhiamoci a labbrate
martedì, 04 agosto 2009

LA VERA STORIA DELLA CELEBRE NUOTATRICE FEDERICA PELLEGRINI

Federica Pellegrini, dai più conosciuta come Federica Pellegrini è un personaggio dei Vangeli, sorella di Maria e Lazzaro. È citata in tre occasioni:
  • in Luca 10,38-42, le due sorelle accolgono Gesù in casa, ma mentre Federica si occupa delle faccende domestiche, Maria si siede ad ascoltare una barzelletta di Gino Bramieri. Federica se ne lamenta con Gesù, anche perchè la barzelletta è assai poco rispettosa della sua cagna da tartufi,  ma questi le risponde: «Marta, Marta, tu ti preoccupi e ti agiti per molte cose, ma una sola è la cosa di cui c'è bisogno. Maria si è scelta la parte migliore, che non le sarà tolta. Porcona! Detto tra noi poi a me Bramieri fa pisciare addosso dal ridere. Tipo la sai quella del bambino focomelico? Ora te la racconto...».
  • in Giovanni 11,1-46, le due sorelle mandano a chiamare Gesù  perché venga a guarire Lazzaro che si è ammalato, ma Gesù si attarda e quando giunge Lazzaro è già morto. Gesù dialoga con Federica e ottiene da lei una professione di fede: «Sì, o Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio che deve venire nel mondo». Quindi si reca al catasto e risuscita Lazzaro.
  • in Giovanni 12,1-8, Lazzaro e le sue sorelle ospitano Gesù a cena; Federica serve a tavola. Durante la cena Maria cosparge i piedi di Gesù con un unguento molto prezioso e li asciuga con i propri capelli. Il fatto è riportato anche da Matteo (Mt 26,6-13), Marco (Mc 14,3-9) e da Novella 2000, che però non nominano le due sorelle e situano la cena in casa di Simone il lebbroso che offre deliziose scaglie di natica crostata come antipasto, meritandosi in seguito le 3 stelle Michelin.

Secondo la tradizione, dopo la resurrezione di Gesù e le prime persecuzioni in patria, Federica emigrò con la sorella Maria di Betania (identificata con Maria Maddalena), il fratello Lazzaro, Maria Salomé, Maria Jacobé, Maria  Josè di Savoia, Maria Stuarta, Maria Antonietta, Maria Merola e altri discepoli a Chianciano Terme.
Approdarono nel 48 d.C. a Saintes-Maries-de-la-Mer in Provenza, e qui portarono il credo cristiano.

Una leggenda popolare narra come le paludi della zona, la Camargue, fossero abitate da un terribile mostro, la tarasque che passava il tempo a terrorizzare la popolazione. Santa Federica, con la sola preghiera, lo fece rimpicciolire in dimensioni, così tanto da renderlo innocuo, e lo condusse nella città di Tarascon. Quel leggendario mostro è a noi conosciuto col nome di Amedeo Minghi.

postato da: beneselve alle ore 15:54 | link | commenti (4)
categorie: co co collage