
Cennino Cennini direbbe: "fanno cacare!". Son loro: gli occhial' a vuommere! L' ispirazione per un breve saggio mi è venuta in seguito ad un nuovo ed interessantissimo sondaggio di Facebook. Dopo i vari: "se fossi un minerale quale saresti?", "torneranno assieme Barabba e Pilato?", "che linfonodo più ti rappresenta?" ecco qua " Arisa, Nicola e Patty... fanno parte della stessa famiglia?". A parte tutto la risposta è no, in quanto Arisa fa di cognome Bastoni, vive a Licata e discende da una famiglia di fornai del Siponto, Matteo di fu Mirante Placido muove il suo albero genealogico dalla bassa Slesia fino astanziarsi nella prima decade del XIX secolo a Tesano sul Naviglio, mentre Patty è morta. Noi vorremmo oggi capire non perchè è sorta la domanda del cazzo ma da dove deriva l' accessorio che li accomuna, il celebre "occhial' a vuommere".
Questo specifico tipo d' occhiale, oggi indossato dai modaioli puttanieri napoletani e dalle budelle nei loro sciallati passeggi domenicali, ha una lunga e diverente storia.
Poco dopo la sconfitta di Castillon, patita dagli inglesi durante la celebre guerra dei cent' anni, il prode Arturo Merzario, pilota di indubbia fama dalla volitiva mascella (come il Duce e Mesto del Genoa), detenne per alcuni anni il controllo del principato di Arbergiac, a sud di Tastiron. Qui diede inizio ad una artiginale produzione di occhiali ad uso dei giovani locali che, vista la moria di donne causata dalla peste, dovevano in qualche modo sfogare i loro repressi impulsi. I monaci del locale convento, di "Sant Amboise Col Verduraio Ci Fa I Litigs E Non Gli Pag Nimmanc Le Verze" crearono lo strumento . Dicevano che sarebbe stato utile, testuali parole:
per offuscar la vista de li iovinotti e render anco lo peggior ballistaro de lo contado de Agobio capace di trombar li montoni et omnia le beschie de lo creato.
Alla maniera dell' ottico di De Andrade (svincolato) costruirono gli occhiali che consentivano agli scapoloni di vedere fiche belle e vogliose in qualsiasi cosa: dai sassi, ai cingalesi, alle suddette bestie. E giù tromba te che ti trombo io, i ragazzi sparsero il seme per le vallate di mezza provincia, inizando anche a far fermentare il mai troppo amato bacillo della sifilide.
L' idea si manifesta nefasta, asta tosta per tutti i gusti! Dopo pochi mesi il velo nero del lutto iniziò a calare su Arbergiac colpendo anche il pilota nonchè principe Arturo Merzario. Suo figlio Susannotamaro, delfino di Francia e bel pezzo di merda, indosso gli occhiali, gli trombò la cagna convinto fosse Claudia Schiffer e la inseminò di rabbia. Questa a sua volta morse il principino e lo contaminò costringendolo a letto con una delirante febbre. Febbre che si portò via il giovinotto (lo portò a Riccione) in due settimane. Merzario, distrutto, convocò i monaci inventori dell' occhiale e li condannò all' esilio in quel di Napoli. Qui, dopo la lunga trafila burocratica riuscirono a modificare gli occhial' a vuommere, così eran conosciuti nella ridente città partenopea, e brevettarli col nome di "occhiali a raggi x". In seguito vinceranno il premio come "invenzione bella" al festival delle invenzioni belle e diverranno un must. Matteo, Arisa, Patty, Luca Badoer e Mastella ne vanno matti e indossano questo accessorio notte e di, ma già dagli anni ottanta e novanta spopolavano. Cecchi Gori grazie a loro ha conosciuto Cecchi Paone e Gigi Lentini li nascondeva in camera di Silenzi ai tempi del Torino mentre gli yuppies della Milano da bere li rubavano agli zingari dopo avergli dato a fuoco! Ecco la storia, andate in culo!