
PAOLO BERLUSCONI: Lo si sa, egli è fratello del fratello che si merita. Prova te ad avere un sangue del tuo sangue che fa il furbetto mentre te lo sei di più, che fa il ladro quando te lo sei di più, che fa il plastico facciale quando te lo hai di più, che è figlio di mamma Rosa morta quando te lo sei di più. Questo è Silvio. Che, si sa, odia Paolo ma non lo dice che sennò fa una brutta figura, della serie meniamo 20 studenti imbecilli perchè urlano in piazza o cerchiamo di trattenere legiferando le mie aziende che stanno colando a picco a causa della globale crisi. Io non sono il fratello di Paolo ma ti giuro che se lo fossi gli sputerei.
LA ROMANIA: E' una terra ridente. Mi hanno detto che li tutti guidano le auto ubriachi per la strada. Ai più bravi li fanno venire in Italia e gli fanno investire gli onesti lavoratori italiani. Vorrei però avanzare una ipotesi a cui nessuno ha mai pensato. E se non fossero i rumeni ubriachi ma le auto che guidano? Eh, che arguzia! L' economia si basa principalmente sull' attività mineraria. Hanno miniere di salgemma, ferro, giacchetti di pelle e brillantina. Il rumeno più celebre è di sicuro Mutu, il meno celebre un certo Hamano Nircul, di più non so che nessuno se lo caca. Il piatto tipico è la torta alla salmonella e la bevanda nazionale è lo Sniapzi, una sorta di soda ma caustica. Dopo la caduta del regime nulla di nuovo è successo se non che Nadia Komaneci è invecchiata. La Romania si divide in 7 provincie: provincia 1, 2, 3, 4, 5, 6 e la Transilvania. Di più sulla Romania non so, ma ti ci troverai bene; ecco perchè i romeni se ne vanno da li, perchè è una pacchia, è troppo facile.
Oh quei fanali come s'inseguono
accidiosi là dietro gli alberi,
tra i rami stillanti di pioggia
sbadigliando la luce su 'l fango!
Flebile, acuta, stridula fischia
la vaporiera da presso. Plumbeo
il cielo e il mattino d'autunno
come un grande fantasma n'è intorno.
Dove e a che move questa, che affrettasi
a' carri foschi, ravvolta e tacita
gente? a che ignoti dolori
o tormenti di speme lontana?
Tu pur pensosa, Lidia, la tessera
al secco taglio dài de la guardia,
e al tempo incalzante i begli anni
dài, gl'istanti gioiti e i ricordi.
Van lungo il nero convoglio e vengono
incappucciati di nero i vigili
com'ombre; una fioca lanterna
hanno, e mazze di ferro: ed i ferrei
freni tentati rendono un lugubre
rintocco lungo: di fondo a l'anima
un'eco di tedio risponde
doloroso, che spasimo pare.
E gli sportelli sbattuti al chiudere
paion oltraggi: scherno par l'ultimo
appello che rapido suona:
grossa scroscia su' vetri la pioggia.
Già il mostro, conscio di sua metallica
anima, sbuffa, crolla, ansa, i fiammei
occhi sbarra; immane pe 'l buio
gitta il fischio che sfida lo spazio.
Va l'empio mostro; con traino orribile
sbattendo l'ale gli amor miei portasi.
Ahi, la bianca faccia e 'l bel velo
salutando scompar ne la tenebra.
O viso dolce di pallor roseo,
o stellanti occhi di pace, o candida
tra' floridi ricci inchinata
pura fronte con atto soave!
Fremea la vita nel tepid'aere,
fremea l'estate quando mi arrisero;
e il giovine sole di giugno
si piacea di baciar luminoso
in tra i riflessi del crin castanei
la molle guancia: come un'aureola
piú belli del sole i miei sogni
ricingean la persona gentile.
Sotto la pioggia, tra la caligine
torno ora, e ad esse vorrei confondermi;
barcollo com'ebro, e mi tocco,
non anch'io fossi dunque un fantasma.
Oh qual caduta di foglie, gelida,
continua, muta, greve, su l'anima!
Io credo che solo, che eterno,
che per tutto nel mondo è novembre.
Meglio a chi 'l senso smarrì de l'essere,
meglio quest'ombra, questa caligine:
io voglio io voglio adagiarmi
in un tedio che duri infinito.