LE NUVELLE DELLA SPESA AL MERCATO

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JE SUIS TIRATOR DI FRENI A MANO PER CONTO TERZI. ESEGETA DEL TORRONE. FELIX INTERPRETADOR DELLA BATTAGLIA D'ALGERI. MUTILATO DI GUERRA.

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martedì, 13 novembre 2007

MTV WHAT HAVE YOU DONE TO ME? 'NA RICCA SEGA TI RISPONDO

pazzocarlucci"Allora, eran si e no le nove del nove nove duemilanove. T'amo pio Bove che disdegnando Pio Pompa ti rechi lesto dal recalcitrante benzinaio per ottenere, vista la scarsa dose di miscela al 2 che hai acquistato, bollini della benzina a scrocco. Il ricco premio sarebbe, almeno il depliant così scrive, un sacco da boxer pieno di catrame al sugo d'oca." Erano ormai due mesi che Braddo recitava ogni giorno questo monologo scritto da don Giovacchino per la sua  "Gerusalemme Liberata (e un poco zoccola)".  Oramai le repliche si erano sommate in maniera vertiginosa e da sette che dovevano essere diventarono più di trenta. Il teatro degli Arcimoboldi sempre pieno, le vecchie pruriginose applaudenti e gaudenti, le maschere con i coglioni al ginocchio, la cassiera col sorriso a trecentosette denti. Braddo però non era felice. Da attore consumato e performer (così si proclamava) nel Living Theatre non riusciva a tollerare queste sceneggiature che strizzavano l'occhiolino al perbenismo borghese. Decise così, di soprassalto, di modificare radicalmente la sua parte di spettacolo. Cercai di convincerlo a desistere durante la cena, poco dopo che mi espose la sua pazza idea, mentre lungo i viali di Milano la nebbia calava bassa e i travoni nigeriani si recavano al lavoro. Purtroppo era irremovibile, dato che per sbaglio si cosparse addosso il Bostik pensando fosse crema depilante. "E' colpa de lo maomettano negretto della reception dell'hotel", si giustifico'. Decisi dunque di ricorrere al rimedio estremo:  piano C. Lo ingozzai, visto che era immobilizzato, di ostriche scadute mischiate a bond argentini e bocchini (di tromba, maliziosi). Ne mangiò oltre trenta. Nulla. Gli feci bere sedici gassose al popone. Ancora nulla. La sua volontà di nobile fiorentino lo mosse verso una peristalsi più che normale. Tenero fu infatti quando, tornati all'hotel, cercò di mostrarmi il vasino dove aveva appena defecato. Peccato si trattasse del formulario per l'iscrizione al Lions Club di Modica con attaccato un crostino al sesamo. Il giorno dopo, raggiante, si gustò l'ultima puntata di "Date my Mom" su MTV e si diresse verso il teatro a piedi, come di sovente faceva. Fuori pioveva ma la mente cristallina del Braddo era concentrata su due soli obiettivi: battere a corsa l' alunno grasso della quarta C del liceo Marconi e scioccare il pubblico a teatro.   Alle nove si presentò in scena, testimone me medesimo, camuffato da On. Gabriella Carlucci ed iniziò un pindarico volo nei meandri della lingua italiana: "Mi sono informato Saladino caro, c'è un treno che parte alle sette e quaranta. Il traffico è lento nell'ora di punta. ti bastano trenta minuti e due o tre cricconi al cambio della Seat per giungere a casa, la nostra. La chiave ricorda è sempre lì sulla finestra? No mi sa che l'ho messa nel cassetto dei calzini sporchi.". La platea basita, le maschere che riportavano i loro coglioni in area basso ventre, don Giovacchino svenuto, le cassiere che... beh glissiamo. D'un tratto partì dal loggione un timido rumore, pari ad un colpo di cannone che fa tutto sussultar, che parve un applauso. Poi due, tre, dieci, urla, centinaia di ritmati batter di mani, il teatro in piedi. Io piangevo dalla gioia. come novello Saffo l'amico mio teneroso Braddo s'era infilato nel culo il cetriolo della critica ed andava gongolante a spasso nel proscenio.  Appena  si allontanò dall' occhio di bue (o bove) si diresse verso il bar del teatro, ordinò quattro nocini e li ingurgitò in un sol sorso. Armani non era lì, ma se ci fosse stato si sarebbe divertito.
" Ed ora tutti a troie, offre don Giovacchino", così urlò e poi si infranse il cranio contro l'immensa porta a vetri.

Vale, cazzo, eravamo in pena per te
postato da: beneselve alle ore 01:36 | link | commenti (4)
categorie: io braddo pitti
mercoledì, 07 novembre 2007

LA CONTRADA DELLA TARTUFA

tartufaBREVE STORIA:
Premessa. Lontano dalle terre europee la Tartufa non è di certo nota e apprezzata appieno. Essa vive infatti nelle più profonde radici del vecchio continente e nemmeno i lunghi flussi migratori di inizio novecento l'hanno adattata alle merdose terre dei barbari; sia all'oriente che all'occidente. Purtroppo da alcuni decenni anche in Francia ed Italia sembra essere stata soppiantata dai moderni ninnoli creati per trastullar il figlio di Dio e nipote del benzinaio. Oggi si verte quasi esclusivamente su intrattenimenti quali il pallone, la pizza al taglio, il computer e la gitarella domenicale per tirar ai tordi. Ecco che dunque una breve, semplice ed esaustiva storia della Tartufa aveva da essere fatta.
 Qui ce ne  siamo sobbarcati il peso, fallendo.
La tartufa è da sempre una delle contrade più blasonate e conosciute del Palio, anche dallo straniero nippone con la macchina fotografica a cannone. La sua fama la si deve al fatto che attira d'impatto chiunque le si avvicini. Definirla risulta difficile e non vorremmo osare là dove pure il l'Aretino Pietro fallì. Riprendendo le sue parole si può  comunque capire qualcosa del  fascino innato della tartufa, figlia anche all'epoca di mille e più sinonimi*.

" Aure celeste che al mattin si mira,
decente ed onesta se lavata di fresco
tardavan sul capezzale della sorella malata,
che anche se incesto la topa* lo tira"

Anche il Bembo, uomo di Chiesa e padre della lingua, dedica alla nostra protagonista versi dolci ed ammantati che non consentono comunque di carpirne appieno il senso e quale sia l'esatta sua definizione.

"Fra un'ora media ed un grano di rosario
tapino s'  accinge il novizio alla cella
e rimembrando tal Madonna bella
lo zucca diretto nel culo a frà Mario."

Mi rincresce non aver parole particolari per la tartufa, e vorrei poter conoscere i dizionari del mondo intero per poter trovare un guizzo che mi consenta di renderla nota in verbo. Ci siamo comunque capiti no? Allora fai na cosina vai, metti quelle dumila lire in tasca che la birrina l'offro io. Poi te semmai me paghi la merenda.

STEMMA:
Un' arpia (fica però) ed una sorta di consulente della banca Medilanum rampante sorreggono lo stemma della tartufa. Trattasi del leggendario "pel da brodo" utilizzato durante il XIV secolo per insaporire i pasti dei mariti delle partorienti cieche  all' ospedale del Santo Pedale. Da qui deriva il motto: "alla goccia". Nel 1983 la contrada della tartufa ricevette inoltre l'ambitissimo titolo onorifico di "amica di mister T" , titolo che ancor oggi fa sfoggio nel gonfalone.

INNO:
Madonnina se l'avessi
sai che cosa gni farebbi?
La terrei in una mano
e a morsi la prenderebbi.

La tartufa è cosa sana,
piace a grandi e a piccini
c'è chi per avella un poco
brucia tutti i suoi quattrini

Piace a poveri e potenti
ha da sempre retto il globo
il sinonimo è infinito
e ringrulla anche il più probo

Torna a casa bimba mia
che t'aspetto sullla porta
ti rimetto a tre di spade
proprio come l'altra volta

CAPITANO:
Rocco

SANTO PATRONO:
Unica contrada a non avere un santo patrono. Ufficialmente a causa del  peccato originale che essa porta, anche se voci di corridoio dicono che San Barabba e San Franzone, unici santi ufficialmente disposti a sobbarcarsi il compito, si son menati per una tartufina di Poggio Secco che faceva la lavandaia.

questa nuvella è dedicata a Conigliolo, persosi forse in qualche tagliola da volpe.
Un grazie a DDR per il bel disegno dello stemma
postato da: beneselve alle ore 00:05 | link | commenti (4)
categorie: a quattro mani, le contrade