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Allora, eran si e no le nove del nove nove duemilanove. T'amo pio Bove che disdegnando Pio Pompa ti rechi lesto dal recalcitrante benzinaio per ottenere, vista la scarsa dose di miscela al 2 che hai acquistato, bollini della benzina a scrocco. Il ricco premio sarebbe, almeno il depliant così scrive, un sacco da boxer pieno di catrame al sugo d'oca." Erano ormai due mesi che Braddo recitava ogni giorno questo monologo scritto da don Giovacchino per la sua "Gerusalemme Liberata (e un poco zoccola)". Oramai le repliche si erano sommate in maniera vertiginosa e da sette che dovevano essere diventarono più di trenta. Il teatro degli Arcimoboldi sempre pieno, le vecchie pruriginose applaudenti e gaudenti, le maschere con i coglioni al ginocchio, la cassiera col sorriso a trecentosette denti. Braddo però non era felice. Da attore consumato e performer (così si proclamava) nel Living Theatre non riusciva a tollerare queste sceneggiature che strizzavano l'occhiolino al perbenismo borghese. Decise così, di soprassalto, di modificare radicalmente la sua parte di spettacolo. Cercai di convincerlo a desistere durante la cena, poco dopo che mi espose la sua pazza idea, mentre lungo i viali di Milano la nebbia calava bassa e i travoni nigeriani si recavano al lavoro. Purtroppo era irremovibile, dato che per sbaglio si cosparse addosso il Bostik pensando fosse crema depilante. "E' colpa de lo maomettano negretto della reception dell'hotel", si giustifico'. Decisi dunque di ricorrere al rimedio estremo: piano C. Lo ingozzai, visto che era immobilizzato, di ostriche scadute mischiate a bond argentini e bocchini (di tromba, maliziosi). Ne mangiò oltre trenta. Nulla. Gli feci bere sedici gassose al popone. Ancora nulla. La sua volontà di nobile fiorentino lo mosse verso una peristalsi più che normale. Tenero fu infatti quando, tornati all'hotel, cercò di mostrarmi il vasino dove aveva appena defecato. Peccato si trattasse del formulario per l'iscrizione al Lions Club di Modica con attaccato un crostino al sesamo. Il giorno dopo, raggiante, si gustò l'ultima puntata di "Date my Mom" su MTV e si diresse verso il teatro a piedi, come di sovente faceva. Fuori pioveva ma la mente cristallina del Braddo era concentrata su due soli obiettivi: battere a corsa l' alunno grasso della quarta C del liceo Marconi e scioccare il pubblico a teatro. Alle nove si presentò in scena, testimone me medesimo, camuffato da On. Gabriella Carlucci ed iniziò un pindarico volo nei meandri della lingua italiana: "
Mi sono informato Saladino caro, c'è un treno che parte alle sette e quaranta. Il traffico è lento nell'ora di punta. ti bastano trenta minuti e due o tre cricconi al cambio della Seat per giungere a casa, la nostra. La chiave ricorda è sempre lì sulla finestra? No mi sa che l'ho messa nel cassetto dei calzini sporchi.". La platea basita, le maschere che riportavano i loro coglioni in area basso ventre, don Giovacchino svenuto, le cassiere che... beh glissiamo. D'un tratto partì dal loggione un timido rumore, pari ad un colpo di cannone che fa tutto sussultar, che parve un applauso. Poi due, tre, dieci, urla, centinaia di ritmati batter di mani, il teatro in piedi. Io piangevo dalla gioia. come novello Saffo l'amico mio teneroso Braddo s'era infilato nel culo il cetriolo della critica ed andava gongolante a spasso nel proscenio. Appena si allontanò dall' occhio di bue (o bove) si diresse verso il bar del teatro, ordinò quattro nocini e li ingurgitò in un sol sorso. Armani non era lì, ma se ci fosse stato si sarebbe divertito.
" Ed ora tutti a troie, offre don Giovacchino", così urlò e poi si infranse il cranio contro l'immensa porta a vetri.
Vale, cazzo, eravamo in pena per te