


Tutto era pronto: 14 quintali di rose rosse, i paggetti vestiti da Ittiti, il coro di voci bianche del carcere di Friburgo, i cani da caccia allo storione, frangiflutti di melassa e rintocchi di campane, il riff eruttante di Kentucky Woman e poi ci fu aggiunta sopra pure una spolverata di parmigiano. Alessandra Borghese era al settimo cielo, sin dai tempi in cui si recava con il motorino a casa di Joseph Ratzinger non provava certe emozioni. Il suo cagnolino, Pucci, da sempre educato in tedesco e inglese, saltellava allegramente davanti alle sue lunghe gambe tornite dal Bernini, mentre il portale della chiesa di Santa Maria del Popolo si spalancava. Ta da dada, ta da dada, o come mai facesse quella piacevole musica d'organo che invita la sposa all'altare. Il sole era alto, nel frattempo al parlamento si votava per la quinta volta il maxiemendamento sulla legge quadro relativa alla finanziaria presentato compatto dall'opposizione. 1350 articoli da analizzare in commissione bilancio, legati uno all'altro dalla firma, sempre più tremolante dell'onorevole Tremonti.
Alessandra alzò lo sguardo verso l'abside, suo padre che la teneva stretta nei pochi metri che la separavano dall'altare, e in fondo lui, bello come un Apollo greco, forse meno di Raoul Bova ma certo più di Antonio Capranica. Heinz Herald Pus, della nobile famiglia tedesca dei Pus, in completo Loro Piana, scarpette di vernice e cuoio italiano, i gemelli ai polsi ancora in posizione fetale e con la placenta colante, sorriso a cinque denti. Lo sguardo tra di loro, un sospiro ancora che, ritorno col pensiero cerco te, no, cosa sono adesso non lo so, sono un uomo, un uomo in cerca di se stesso, no, cosa sono adesso non lo so, sono solo, solo il suono del mio passo. "Vuoi prendere come tua sposa la qui presente Donna Alessandra Romana dei Principi Borghese?", "Si, lo voglio". "E tu, vuoi prendere come tuo sposo il qui presente Heinz Harald Pus di Baritono mascherato da Contralto?", "Si lo voglio".
Grandiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii, evviva, tutti al palazzetto di caccia di Villa Borghese, catering offerto dalla IOR, banda musicale che bissava ad libidum la Paranza di Silvestri. Il cardinale Bertone, pazzo come sempre, guidava un go kart nel mezzo del salone affrescato cercando di dimostrare a quel coglione di Napolitano come vada premuto poco poco il freno per ottenere derapate eccellenti, sopratutto dopo che hai dato la cera in terra.
"Allora cara, come siamo stati?" Alessandra prese fiato, baciò Heinz sulla bocca e gli sussurrò all'orecchio: "Se passeggio per Roma, il mio sguardo cade su facciate di grandi, antichi palazzi sulle quali stanno l'aquila imperiale e il dragone. Lo stemma della mia famiglia. Il mattino porto a spasso Pucci, un delizioso Jack-Russel, per i viali di uno dei più bei parchi urbani del mondo: Villa Borghese, ceduto da un mio trisavolo al re d'Italia che ne fece dono alla sua Capitale. E questo stesso nome che porto campeggia a lettere enormi, per volontà di Camillo Borghese, pontefice con il nome di Paolo V, sulla facciata della basilica di San Pietro. Il papa, ancor oggi, viene ogni anno a pregare per la festa della Immacolata nella "nostra" cappella in Santa Maria Maggiore. " Heinz, gongolone e paciocco le rispose:"Porca Madonna tesoro mio, te puzza er fiato de cicoria".
La serata si concluse in baldoria totale, Braddo Pitti e il cardinal Bertone inscenarono una naumachia sulla ciotola del cane mentre Napolitano, invidioso, mise dello zucchero nel motore della Lancia Fulvia di rappresentanza perchè voleva tonare a casa col go kart, i negri reggilampada iniziarono una guerra poichè due erano Utu e tre Tutzi, i diari segreti di Dell'Utri, ritrovati da Mussolini, calarono di prezzo a causa di un lancio di patatine San Carlo dalla chiesetta di San Carlo, Sircana ammaliò la moglie di Borromini e sguainò dall'elsa il progetto di legge per l'ampliamento della Salerno Reggio Calabria, Alessandra Borghese, sola in una angolo, si vide recapitare cinquecento teste di maiale con una dedica: TIFO PER TE, firmato A.C.. Ormai tutto stava fottutamente degenerando, l'amore di Heinz Harald valeva solo un castello in Turingia, l'anonima matassa di teste di maiale aveva spodestato il suo piccolo teutonico, cuore. Braddo arrivò da lontano, in mano due calici di spumante, ne porse uno ad Alessandra, si guardarono e si sorrisero. Parlarono per ore, mentre suo marito, gongolante nel go kart di Bertone, sfrecciava a tutto gas per la pineta dietro Piazza di Siena, importunando le vecchiette nobildecadute con battute sulla fica tipo: "Quale è il colmo per un pelo di topa?". Se Braddo voleva invece, poteva entrare con un semplice gesto nel cuore delle donne, colpirle, e incular loro il portafoglio. Vi chiederete ordunque cosa mai c'entrasse Socci in tutta questa storia, la risposta come sempre è nelle stelle.