LE NUVELLE DELLA SPESA AL MERCATO

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JE SUIS TIRATOR DI FRENI A MANO PER CONTO TERZI. ESEGETA DEL TORRONE. FELIX INTERPRETADOR DELLA BATTAGLIA D'ALGERI. MUTILATO DI GUERRA.

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mercoledì, 28 febbraio 2007

I WINDMILL APATIA

pazzoriccaro gheri Jessica Molacchi dei GazosaIn un colloquio privato dietro la piazzola dei tram a piazza Beccaria (si proprio li vicino dove c'è quella pasticceria che fa le tortine Pistocchi da 20 euri al morso) col caro Braddo Pitti, ho scoperto interessanti novità su una pagina oscura e leggendaria del suo passato. All'età di 17 anni, come molti di voi sanno, il nostro caro amico si recò per cercare fortuna nella capitale della gioventù e della spensieratezza: Londra. Tra lacrimoni copiosi e pacche sulla spalla dovute ai quindici bicchieri di nocino bevuti, egli ha iniziato a raccontarmi questa parentesi ricca di particolari della sua avventurosa esistenza."Ero partito all'incirca alle quattro, o era mezzanotte, con la metropolitana per Lestesquè (Leicester Square) ma mi accorsi di essermi scordatomi a casa quel gatto congelati neriche io metto per la strada e poi ci faccio sopra il numero di magia del mago nazista. Gli urlo addosso e loro scappano tutti gnudi, tipo: "Ndo vai gatto? Levati dai coglioni vai!". Braddo era scosso, le parole gli uscivano a singhiozzo, nel frattempo quelle inutili macchinette elettriche che puliscono le strade erano entrate in azione e così lo accompagnai verso il bar, dove, confortato dal corroborante sapore di un altro nocino mi spiegò le difficoltà della sua parentesi in terra d'Albione. C'era con lui, dopo che Calissano si era fissato con le troie negre, pure suo cugino di terzo grado: tale Riccardo Ghiri* (vero nome Ricciardello de' Ghiri, foto a destra). Riccardo, cito testualmente: "puzzava di citrosodina in maniera invereconda e si cibava solamente di digestive McVities che usava a mò di paletta nella pasta lavamani al limone". Stavo iniziando a capire il contesto, davanti a me i lembi del sipario si stavano aprendo. Avevo dalla mia parte pochi addendi ma potevo tranquillamente far la somma. Ho capito che c'era pure un elefante nel giardino, rosa come quello di dumbo, che si iniettava tutti i giorni gocce d'eroina per non sentire più il rimorso di aver fatto cacciare Syd Barrett dai Pink Floyd. Le lunghe parentesi per giocare a cricket con Donovan ed Eric Burdon, le scorribande impazzite per Oxford Street fino allo speaker's corner tirando gavettoni pieni di piscio agli improvvisati imbonitori. Braddo era scosso. Mi fece pure una minuziosa analisi dell'intera strumentazione che suo cugino Riccardo, per gli amici Riccardaccio, installava sul palco durante i concerti dei Clash. E da li nacque l'idea, interrotta dagli aliti del nocino, di metter su una jam session con Strummer, Jones e company. Braddo avrebbe portato tutta la sua esperienza come suonatore di flicorno, Riccardo Gheri si sarebbe esibito al sintetizzatore e i restanti Clash avrebbero desinato a capesante presso il bistrot aperto da pochi mesi sotto l'hotel Savoy.
"Muori bastardo, ficcati nel culo quel cazzo di flicorno e poi ricordati che quando entri in casa faresti bene a pulirti le scarpe, e non il viso, sullo zerbino. Che io sono quello che lavora e te, cavalcando sempre quel cazzo di elefante, mi fai odiare il genere umano. Io voglio amare, voglio fottutamente amare qualcuno. Preferirei morir schiavo di Didone piuttosto che macerarmi l'anima disteso su questo sofà. Ce l'hai mica 'na sigarettina?" Queste le ultime parole che Riccardo disse prima di scappare dall'appartamento.
Braddo, volenteroso come sempre, non si perse d'animo ed andò a vivere con i membri dei Gazosa in un loft nei pressi di Baron's Court. C'era la bassista, quella con il naso da pavone, che gli stuzzicava un pochino. Il suo unico ostacolo era la tastierista, che soffrendo di una overdose ormonale, aveva i peli pure sugli occhi e voleva scoparsi l'amica. "Avrei voluto picchiarla", sussurrava Braddo sorseggiando l'ennesimo nocino, "ma l'amavo!". Relativamente al chitarrista nessun problema, sin dalla pubertà aveva sempre visto la figura maschile come un feticcio subconscio  del pandoro, di riflesso portava quindi l'unico difetto di voler  azzannare le cosce di Braddo ogni qualvolta  sentiva  l'assolo di  Higway Star. Meglio stender un velo pietoso su quella piattola antropomorfa del batterista, disonesto e approfittatore, che si faceva investire ogni giorno dai tram per poter prendere a sbafo i soldi dell' assicurazione. "La mezzaluna di Maometto orami magna la merda" portava scritto sulla sua maglietta sdrucita mentre si recava ad incassare i soldi alla sede dei Lloyds del suo quartiere. Scontato dire che vi lavorava un musulmano.
Braddo decise dunque, se ho ben capito che mentre mi raccontava 'ste cose ha visto un gatto e gli è corso dietro urlando: "Quanrantaquacchio cacchio", di fondare un gruppo musicale per far ingelosire in un colpo solo Riccardo Ghiri e Valentina Paciotti (la tatierista dei Gazosa, ovvio); li avrebbe chiamati "the windmill apatia" in onore dell'apatia.
Poi non so più molto perchè Braddo non ritornò al bar e mi lasciò sette nocini da pagare. Ah, che anima candida e leggendaria.

*Riccardo Ghiri: un marchio registrato da MEA
postato da: beneselve alle ore 14:59 | link | commenti (11)
categorie: io braddo pitti
martedì, 27 febbraio 2007

I COMMENTI


august sptember 2006 057Anch'io vojo annà a 80 all'ora
ner centro de Roma.
Come li bastardi.
postato da: beneselve alle ore 21:18 | link | commenti (2)
categorie: strofette ottomane

CORRER DEL BIMBO

Corri corri bambinello
saltellante giovin vita.
Speranzoso nel domani
e lascivo amor del bello.
Che rattrista la speranza
di veder crescere il pomo
tu cadesti nell'abbaglio
su una mina antiuomo.

Fu vera gloria?
Le tue membra sparse al vento
e nell'aere stava mestizia.
Canticchiando senza apofisi
 e aspettando sora morte,
tu bramavi lagrimando,
 un baston di  liquirizia.
Ma il cerusico  è demente,
la mignatta a poco serve,
quando al posto del bel viso,
vi rimane solo un dente.


postato da: beneselve alle ore 14:36 | link | commenti (2)
categorie: strofette ottomane
lunedì, 26 febbraio 2007

MESSAGGIO PER IL SIG. FECOLASANTA

benedictsays(2)
postato da: beneselve alle ore 20:19 | link | commenti (3)
categorie:

LA NOTTE DEGLI OSCAR

Ieri sera in un bar nei pressi di Magenta si è svolta la 79ma edizione della notte degli Oscar. Oscar Marrini e Oscar Frescobaldi si sono scontrati durante un accesissima partita a briscola alla meglio di tre. questi i risultati:

OSCAR MARRINI 61 - OSCAR FRESCOBALDI 59
OSCAR MARRINI 50 - OSCAR FRESCOBALDI 70
OSCAR MARRINI 68 - OSCAR FRESCOBALDI 52

Vince Oscar Marrini, volitivo sostenitore del rischioso gioco di bussare i carichi ad ogni mano, a dimostrazione che non è assolutamente vero che la calma è la virtù dei forti, bensì dei calmi. Ovvio dunque mutare il proverbio alla stregua di un bel gioco di parole ripetute con il motto: "la forza è la virtù dei forti".
Potremmo andare avanti per ore sostenendo per esempio che "sorpassare è la virtù dei sorpassatori", "mangiare è la virtù dei mangiatori", "pensare è la virtù dei pensanti", "pesare è la virtù dei pesanti".
Dopo questa doverosa parentesi si passi alla descrizione dei premi da assegnarsi durante la notte degli Oscar.

 Primo premio: bicchiere di vino bianco fermo
Secondo premio: bicchiere di vino bianco fermo

Quale differenza dunque passa tra il primo ed il secondo trofeo?  Nessuna ma la risposta la si trova facilmente nel portafoglio di Oscar Frescobaldi. E anche stasera sua moglie, tale Luigina Cremesi, lo incornerà con Gino Barberi.
Si passerà dunque dalla notte degli Oscar alla notte di botte, logica conseguenza della scoperta da parte del Frescobaldi di sua moglie supina a quattro di spade (carta relativamente inutile). La situazione si evolverà in una denuncia penale presso l'arma dei Carabinieri (che di solito è una pistola otto colpi semiautomatica Beretta) nei confronti dell'Oscar perdente per percosse reiterate e dell'Oscar vincente per guida in stato di ebrezza alcoolica causa sbornia  da vino biano fermo.
I Carabinieri della stazione di Magenta sono quattro:

MATTEO SCILLANZA (MARESCIALLO)
RODOLFO CRISCITO (BRIGADIERE)
PIERO BARACCHI (APPUNTATO)
LUDOVICO MONTALDO (APPUNTATO)

Il maresciallo Scillanza e l'appuntato Baracchi sono rimasti in stazione mentre la signora Luigina Cremesi in Frescobaldi, moglie dell'Oscar perdente sporgeva denuncia; il brigadiere Criscito e l'appuntato Montaldo invece si sono recati lungo la tangenziale per soccorrere e poi denunciare l'Oscar vincente.
Si conclude qui la notte degli Oscar.

Giusto per la cronaca: nessuno dei carabinieri è un buon giocatore di briscola anche se il brigadiere Criscito se la cava discretamente a tressette, scopa e scala. Il maresciallo Scillanza si diletta nell'hobby della pesca alla mosca mentre i due appuntati, senza dirlo alle mogli, vanno a puttane lungo la tangenziale.
Questo porterà alla richiesta da parte della signora Montaldo di separazione dopo aver beccato il marito a quattro di spade (carta relativamente inutile) con una nigeriana.
L'appuntato Baracchi finora l'ha sempre fatta franca, che è anche il nome della signora Baracchi, Cremesi da nubile e sorella della sopracitata Luigina l' adultera nonchè moglie di Oscar Frescobaldi.
postato da: beneselve alle ore 19:48 | link | commenti (4)
categorie: stronzate doppie con ghiaccio

LABORRARE STIANCAS

Laborrare stiancas quescio es el moccios de noialtro iovannes d'ogge. Poterimos pensare che l'Esperantos estameobien una lingua mortal e no no no no.
postato da: beneselve alle ore 18:43 | link | commenti (1)
categorie: stronzate doppie con ghiaccio
martedì, 20 febbraio 2007

LA VERA STORIA DELL'ARGENTINO CHE GUIDAVA LE CORIERE DEL BASCHETTI

BASCHETTICi era molti anni fa, in uno sperduto paesello del continente panamericano, ovvio, un ragazzo audace e sfacciato. Prendeva a calci in faccia la vita, respirando l'aria calda dei venti tropicali. Il parallelo 0 gli faceva una sega. Lui aveva fame di ogni esperienza nuova, di Dio. L' Argentino che guidava le coriere del Baschetti sapeva che ogni giorno sarebbe stato fuoriero di nuove esperienze, di stimoli cancerogeni, di calippi (che in Argentina chiamano flebos) all'acre gusto di burrito. Questo però non gli bastava. Come era grande il mondo e lui così piccolo, argentino, tifoso del San Lorenzo. La madre cuciva le toppe nei gionocchi ai pellegrini che si recavano, carponi, al santuario della beata vergine del Mascarpone Duetto Mauri (a strati gorgonzola) e dava ricetto ai reduci della guerra della Malvinas (mamma de Sandro e suocera de Caioso). Il padre, lanciatore di bolas tramite fideiussione bancaria, sperava in un avvenire da tangheiro per il figlio. Olè. Il povero Argentino che guidava le coriere del Baschetti invece dimostrava una spiccata propensione per friggere i gamberi di fiume, tre palleggi in fila mica li faceva...che vuoi vuoi fare il tangheiro se non sai nemmeno calciar un super tele (che in Argentina chiamano flebos)? Guarda te che reietto: basso, brutto, pessimo tangheiro. "Emigra, cabron, me escucia de dirte che tu es una mierda neolatina (che in Argentina chiamano flebos)". A scuola finisce per prender il suo povero diploma in perito (deceduto) e poi trova lavoro, ma un lavoro tipo da... lustracoltelli in un negozio di coltelli. Garantendosi per paga pochi pesos, umiliato nell'orgoglio dai coltelli stessi, decise di vendicarsi della figura paterna, maledetta icona del seme maschile che fuoriesce dalla bocca oltre che dal buchino del pistolo. Rubò una mattina un'intero set di coltelini per bistecche non disossate di cerbiatti (che in Argentina chiamano flebos), tornò a casa col suo monociclo marca Caccolero e tolti uno per uno i coltelli fracassò la testa del padre col ceppo di faggio dove questi giacevano. Oibò che fare?Scappare ovvio, ma dove?Le guardie lo avrebbero sicuramente trovato, e lui si sarebbe deciso a confessare l'agghiacciante delitto. Prese allora il primo aereo che poteva e si diresse in Svezia. Qui conobbe, appena uscito dall'aereoporto di Stoccolma, Ingmar Bergman (che in svedese si dice flebos) e gli narrò la sua storia. Bergman rimase affascinato dalle vicissitudini di questo scricciolino argentino, puzzoloso e tenero al contempo. Decise di dedicargli un film, e  gli concesse il ruolo di protagonista nel suo capolavoro: "Smultronstallet" collo pseudonimo di Gunnar Bjornstrand (ovviamente per coprirlo dalle persecuzioni poliziesche). Era la sua grande occasione e il suo impegno fu assoluto. Si fece addirittura crescere i baffi. Tra il grande pubblico fu subito amato per il suo alito al Curry che si poteva annusare anche standosene comodamente seduti al cinema e per la sua andatura claudicante, dovuta al suo vizio di attaccarsi le caccole nell'incavo delle ginocchia. Un'anno bellissimo, insomma, trascorso come ospite in casa Bergman, a riscaldare il suo divano, bere le sue bibande e deflorare l'ano di sua moglie. "Bellini si i materassini, i divanetti de 'sta ceppa de cazzo, IKEA brucia!!! Troia brucia!!!". E caricandosi sulle spalle il vecchio padre Anchise si incamminò verso il porto. A no, senza caricarsi sulle spalle il padre Anchise si avviò solo col piccolo Ascanio verso la libertà, la terra delle opportunità, la panacea del sognatore, la schiuma di cappuccino sulle labbra, la virtù teologale, il pompino con l'ingoio di ogni Argentino che guidava le coriere del Baschetti: l'Italia. "Estoi aqui en Italia, che bel posto para trabajar". Questo fu il suo primo pensiero quando le sue adidass (imitazione argentina, con tre strisce e un culo) calpestarono per la prima volta il suolo caro ai Cesari. Passarono alcune ore, poi l'Argentino che guidava le coriere del Baschetti capì che aveva dormito per un giorno  e senza più nè Anchise ne tantomeno Ascanio (che già aveva fatto il grandefratello e ora conduceva un programma con la Dandini), adesso si trovava nel deposito della Pieros Lines al lago di Montedoglio. "Chi succederà al soglio di Silvio Berlusconi? Bossi, Fini o Casini?, "Se li mato tutti e tres, niuno mas". Questa fu la domanda che Pieros (che in italiano si dice flebos) pose all'Argentino che guidava le coriere del Baschetti per scoprire se era una spia mandata dai nazisti detti schinezzi. Il povero americano dedusse che l'esistenza, se paragonata ad una spremuta di cardarroste non ha nessun senso nè logico nè grammaticale, tipo scrivere parole come: arondoncano o pullamenegro. Ma questo non gli impedì di pronunciare la sua leggendaria frase nella coriera, il primo e unico suo giorno di lavoro: "Se portà i cami pieni de cavallo". Tredicesima? Promozione? Macchè, solo e squattrinato si diede all'alcool, insieme ai suoi cavallo.

QUESTA NUVELLINA E' STATA SCRITTA A QUATTRO MANI (O VENTI DITA) DA NOI DUE: IO E MEA . DIOCANE S'E' INVESTITO FIDO DIDO.

postato da: beneselve alle ore 18:50 | link | commenti (4)
categorie: a quattro mani
mercoledì, 14 febbraio 2007

COMMENT TE DIRE ADIEU

abbandonoTe lo ricordi quando Ponzio Pilato disse: "Chi volete libero, Gesù o Barabba? E ora sgommo con la mia nuova vespa 125 special, marmitta d'allungo Polini e centralina modificata da Pierino del Moncini."  Tu eri seduta nei gradini del sinedrio ed io, gongolante come un bamboccetto con la ghiaia nel piedistallo, ti fissavo negli occhi. "Oh che bella toga che hai". E fu subito amore. Poi Gesù risuscitò, tu non eri un granchè a tenere i segreti, lo capì quando mi dicesti che il portale di pietra del sepolcro era spalancato e davanti si trovava  il sosia di Johnny  Deep.  Che matta. Poi seduti accanto in un osteria, bevendo brodo caldo che follia, io ti sentivo ancora profondamente mia, ma un colpo di fucile ed ecco che, ritorno col pensiero.  Mutui a tassi vertiginosi ci servirono per costruire il nostro nido d'amore. Calde brioche sfornate dalle sapienti mani di Demetrio Volcic producevano un dolce aroma nell'aria. Potrei rimanere qui incantato tutta la vita, a ripensare a quel giorno. "Lo hai letto l'ultimo libro di Tiziano Terzani?", "No, però ho lo scolo, darling". Cascasti ai miei piedi e ti possedetti (eh eh eh).
Volevi quattro figli, e avevi pure scelto i loro nomi. Io non ero mai d'accordo, non contemplavo il fatto che l'Inghilterra entrasse dal portone principale dell'anagrafe e potesse farlo pure in casa nostra. Kevin, David, Jimmy, Paul; io vertevo verso i più classici nomi d'una volta: Ottone IV di Turingia, Uguccione della Faggiuola, Brunetto di Betto Bardi, Eremete Realacci. Poi in amore il compromesso stende le trame, offusca le menti, sodomizza l'eros. Nacquero quattro splendide femmine, di cui ora per motivi di copyright non ricordo i nomi, tutte prive dell'ausilio delle braccia ma eccellenti giocatrici di calcio saponato. Fortuna che domani non morirò solo, sennò potrei anche sparare al cane.
Per sbarcare il lunario intrecciavi i capelli con   rami d'ortica, costruivi collane di ossi di pesca e citazioni da quattro soldi. Murolo morì, rimase però quell'acro odore di fine apocalittica nell'aria. La peste era arrivata. Ognuno che correva in una direzione diversa, prima che il gallo cantasse mi rinnegasti tre volte e votasti DS, i vigili urbani di Donoratico che indissero uno scipero per scoprire cosa realmente produceva la Solvay; io ti avevo sempre detto che era solo alkaselzer. Nel trambusto dell'illogico ti persi dalle mie mani, mi sfuggisti. Oggi sono solo in cima al colle, ad aspettare che passi un aereo per afferrarlo con l'aquilone.  Poi però mi rendo conto d'esser troppo melenso ed allora ti mando semplicemente affanculo.
postato da: beneselve alle ore 19:53 | link | commenti (12)
categorie: harmony dattrito
lunedì, 12 febbraio 2007

PERCHE' HO DECISO DI NON MANGIARE PIU' LE QUAGLIE

quagliaIL DECALOGO

1- Le quaglie non sanno scoppiare i big babol

2- Le quaglie ancora ritengono Madre Teresa una donna moderna

3-Le quaglie si contraddicono

4- Le quaglie avviliscono la parte femminile del mio palato

5- Le quaglie si nascondono malissimo durante i bombardamenti

6- Le quaglie votano "Sole che ride"

7- Le quaglie ancora scambiano Kant per il terzino del Wolksburg

8- Le quaglie sono cerchiobottiste

9- Le quaglie apprezzano un film di Pupi Avati

10- Le quaglie mangiano bacche cucinate nel tandoori
postato da: beneselve alle ore 02:06 | link | commenti (11)
categorie: 10 validi motivi
mercoledì, 07 febbraio 2007

RAPPORTI EPISTOLARI

apeScrostando la carta da parati e spulciando le vecchie mail in ricerca di un messaggio importante, ho ritrovato questa missiva del caro (...) che oggi pubblico volentieri (pur senza il suo permesso). La mail così citava:

PANNELLI FONOASSORBENTI
Aiò selué
da quando faccio questo nuovo lavoro di inventare i tormentoni per Striscia la Notizia mi hanno attivato la posta elettronica, mica bau bau micio micio.
Non ti nascondo che in verità è un lavoro molto impegnativo e faticoso ma ultimamente va tutto per il meglio. Non ti sarai sicuramente perso gli ultimi tormentoni che ho scritto come " aaaaakash ? BAGAAASH!!! "," ùa brùa ENFISEMAAA ",  il fortunatissimo "oggi?domani? latro come Martinazzoli" o " Uèèh, qui non stiamo mica a mangiar la merda congelata".

Proprio ieri mentre stavamo con l' ingegner Castelli a testare dei nuovi pannelli fonoassorbenti cantando "Jhonny è quasi magia" mi hanno telefonato dalla redazione di Toppole.

Uno di questi giorni vengo a trovarti con Tajò a Perugia così ce ne torniamo come una volta a prendere a calci in testa i leopardi.
Ti ringrazio immensamente per gli assegni che ci mandi periodicamente al nostro Circolo Culturale Andrea Zanelli. Ti dovrebbero arrivare a giorni una monografia sulla vita del Dall'Ara e l'ultimo libro del cugino del lupo: "Se quella volta je menai a giovannone pannolone" con la squisita prefazione di Piero Gregori (il babbo del lupo) che svolge una raffinata allusione tra lo stile neoavanguardista dell'autore e i camion baltati del' AGIP per le superstrade.

Ti allego infine questa poesia tratta dalla mia ultima raccolta "Scrofe nella galleria del vento" :


In questa alba post-atomica
riordino i bicchieri nella credenza
così come mi predisse mauroseri

Faccio buchi nel terreno
con la tibia di mia nonna
cercando sepolti
i gemelli della madonnuccia

Quanti personaggi mi sono perso

annego cani
ogni tanto

mi son comprato un giubbotto di legno
postato da: beneselve alle ore 13:51 | link | commenti (6)
categorie: stronzate doppie con ghiaccio