LE NUVELLE DELLA SPESA AL MERCATO

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giovedì, 08 ottobre 2009

postato da: beneselve alle ore 13:08 | link | commenti
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mercoledì, 19 agosto 2009

LA MODA DELL' OCCHIAL' A VUOMMERE

occhiali a vuommereCennino Cennini direbbe: "fanno cacare!". Son loro: gli occhial' a vuommere! L' ispirazione per un breve saggio mi è venuta in seguito ad un nuovo ed interessantissimo sondaggio di Facebook. Dopo i vari: "se fossi un minerale quale saresti?", "torneranno assieme Barabba e Pilato?", "che linfonodo più ti rappresenta?" ecco qua " Arisa, Nicola e Patty... fanno parte della stessa famiglia?". A parte tutto la risposta è no, in quanto Arisa fa di cognome Bastoni, vive a Licata e discende da una famiglia di fornai del Siponto, Matteo di fu Mirante Placido muove il suo albero genealogico dalla bassa Slesia fino astanziarsi nella prima decade del XIX secolo a Tesano sul Naviglio, mentre Patty è morta. Noi vorremmo oggi capire non perchè è sorta la domanda del cazzo ma da dove deriva l' accessorio che li accomuna, il celebre "occhial' a vuommere".
Questo specifico tipo d' occhiale, oggi indossato dai modaioli puttanieri napoletani e dalle budelle nei loro sciallati passeggi domenicali, ha una lunga e diverente storia.
Poco dopo la sconfitta di Castillon, patita dagli inglesi durante la celebre guerra dei cent' anni, il prode Arturo Merzario, pilota di indubbia fama dalla volitiva mascella (come il Duce e Mesto del Genoa), detenne per alcuni anni il controllo del principato di Arbergiac, a sud di Tastiron. Qui  diede inizio  ad una artiginale produzione di occhiali ad uso dei giovani locali che, vista la moria di donne causata dalla peste, dovevano in qualche modo sfogare i loro repressi impulsi. I monaci del locale convento, di "Sant Amboise Col Verduraio Ci Fa I Litigs E Non Gli Pag Nimmanc Le Verze" crearono lo strumento . Dicevano che sarebbe stato utile, testuali parole: per offuscar la vista de li iovinotti e render anco lo peggior ballistaro de lo contado de Agobio capace di trombar li montoni et omnia le beschie de lo creato.
Alla maniera dell' ottico di De Andrade (svincolato) costruirono gli occhiali  che consentivano agli scapoloni di vedere fiche belle e vogliose in qualsiasi cosa: dai sassi, ai cingalesi, alle suddette bestie. E giù tromba te che ti trombo io, i ragazzi sparsero il seme per le vallate di mezza provincia, inizando anche a far fermentare il mai troppo amato bacillo della sifilide.
L' idea si manifesta nefasta, asta tosta per tutti i gusti! Dopo pochi mesi il velo nero del lutto iniziò a calare su Arbergiac colpendo anche il pilota nonchè principe Arturo Merzario. Suo figlio Susannotamaro, delfino di Francia e bel pezzo di merda, indosso gli occhiali, gli trombò la cagna convinto fosse Claudia Schiffer e la inseminò di rabbia. Questa a sua volta morse il principino e lo contaminò costringendolo a letto con una delirante febbre. Febbre che si portò via il giovinotto (lo portò a Riccione) in due settimane. Merzario, distrutto, convocò i monaci inventori dell' occhiale e li condannò all' esilio in quel di Napoli. Qui, dopo la lunga trafila burocratica riuscirono a modificare gli occhial' a vuommere, così eran conosciuti nella ridente città partenopea, e  brevettarli col nome di "occhiali a raggi x". In seguito vinceranno il premio come "invenzione bella" al festival delle invenzioni belle e diverranno un must. Matteo, Arisa, Patty, Luca Badoer e Mastella ne vanno matti e indossano questo accessorio notte e di, ma già dagli anni ottanta  e novanta spopolavano. Cecchi Gori grazie a loro  ha conosciuto Cecchi Paone e Gigi Lentini li nascondeva in camera di Silenzi ai tempi del Torino mentre gli yuppies della Milano da bere li rubavano agli zingari dopo avergli dato a fuoco! Ecco la storia, andate in culo!

occhiali-a-raggi-x
postato da: beneselve alle ore 00:13 | link | commenti (3)
categorie: educhiamoci a labbrate
martedì, 04 agosto 2009

LA VERA STORIA DELLA CELEBRE NUOTATRICE FEDERICA PELLEGRINI

Federica Pellegrini, dai più conosciuta come Federica Pellegrini è un personaggio dei Vangeli, sorella di Maria e Lazzaro. È citata in tre occasioni:
  • in Luca 10,38-42, le due sorelle accolgono Gesù in casa, ma mentre Federica si occupa delle faccende domestiche, Maria si siede ad ascoltare una barzelletta di Gino Bramieri. Federica se ne lamenta con Gesù, anche perchè la barzelletta è assai poco rispettosa della sua cagna da tartufi,  ma questi le risponde: «Marta, Marta, tu ti preoccupi e ti agiti per molte cose, ma una sola è la cosa di cui c'è bisogno. Maria si è scelta la parte migliore, che non le sarà tolta. Porcona! Detto tra noi poi a me Bramieri fa pisciare addosso dal ridere. Tipo la sai quella del bambino focomelico? Ora te la racconto...».
  • in Giovanni 11,1-46, le due sorelle mandano a chiamare Gesù  perché venga a guarire Lazzaro che si è ammalato, ma Gesù si attarda e quando giunge Lazzaro è già morto. Gesù dialoga con Federica e ottiene da lei una professione di fede: «Sì, o Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio che deve venire nel mondo». Quindi si reca al catasto e risuscita Lazzaro.
  • in Giovanni 12,1-8, Lazzaro e le sue sorelle ospitano Gesù a cena; Federica serve a tavola. Durante la cena Maria cosparge i piedi di Gesù con un unguento molto prezioso e li asciuga con i propri capelli. Il fatto è riportato anche da Matteo (Mt 26,6-13), Marco (Mc 14,3-9) e da Novella 2000, che però non nominano le due sorelle e situano la cena in casa di Simone il lebbroso che offre deliziose scaglie di natica crostata come antipasto, meritandosi in seguito le 3 stelle Michelin.

Secondo la tradizione, dopo la resurrezione di Gesù e le prime persecuzioni in patria, Federica emigrò con la sorella Maria di Betania (identificata con Maria Maddalena), il fratello Lazzaro, Maria Salomé, Maria Jacobé, Maria  Josè di Savoia, Maria Stuarta, Maria Antonietta, Maria Merola e altri discepoli a Chianciano Terme.
Approdarono nel 48 d.C. a Saintes-Maries-de-la-Mer in Provenza, e qui portarono il credo cristiano.

Una leggenda popolare narra come le paludi della zona, la Camargue, fossero abitate da un terribile mostro, la tarasque che passava il tempo a terrorizzare la popolazione. Santa Federica, con la sola preghiera, lo fece rimpicciolire in dimensioni, così tanto da renderlo innocuo, e lo condusse nella città di Tarascon. Quel leggendario mostro è a noi conosciuto col nome di Amedeo Minghi.

postato da: beneselve alle ore 15:54 | link | commenti (4)
categorie: co co collage
sabato, 20 giugno 2009

camel
Mea  Fecit
postato da: beneselve alle ore 17:32 | link | commenti (4)
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giovedì, 21 maggio 2009

10 QUESTIONZSSSS

silvioxSeguendo l' onda lunga delle "10 domande" che Repubblica ha tentato di fare a Silvio Berlusconi, anche noi vi proponiamo le nostre 10, certi che non risponderà neppure a queste.

Caro presidente Berlusconi...

1- Quanti cani ha?

2- Come si chiamano?

3- Sei lettere, comincia per P e finisce per O, è forse il paiolo?

4- Preferisce infilarsi i pantaloni da seduto o in piedi?

5- Mi corregga se sbaglio; sbaglio?

6- Piscierebbe in compagnia?

7- Le piace il torrone?

8- Secondo lei è cachemire? Tocchi qua e mi dica.

9- Chi lo allenerà l' anno prossimo il Santa Fiora?

10- Sappiamo tutti delle sue doti da seduttore, ci dica: come le impillotta quelle nane?


 
postato da: beneselve alle ore 02:21 | link | commenti (1)
categorie: 10 validi motivi
martedì, 12 maggio 2009

L 'ARCA DI NOE'

noèIl Papa a Yad Vashem "Non negare la Shoah, ma nemmeno la bontà del calippo alla fragola". Con queste parole di conforto mi sono sentito in dovere di riprendere dalla libreria, proprio li fra "Delitto e Castigo" e "Il Sistema Della Lingua: Da De Saussure a Mino Reitano", il mio caro volume della Bibbia miniato dai monaci morti. Ho spolverato la copertina di scalpo ceceno, ho sciolto le cinghie di cuoio e sono sprofondato in una psichedelica lettura. Mentre i volti contorti di Hendrix e John Cale mi chiedevano se avessi gradito la cena ho rivissuto fisicamente l' epopea dell' allagamento della terra e la partenza dell' arca di Noè ( il ciclista della Liquigas escluso dal Giro). Ho passato in rassegna tutti le coppie di animali che vi sono saliti, dalla A di Amedeo Goria alla Z di Zanzara. Ho rivisto il vecchio barbuto e canuto ed i suoi figli che timonavano l' immenso natante. Direzione: Promano! Noè piangeva, si domandava perchè il mondo, pieno di peccati e schiavo della sodomia, si concedesse così poco a Dio! Le risposte non le trovava, cercava dentro di se,nello sguardo di Jafet, Sem e Cam ( i nomi del terzo figlio li da Wikipedia). Non ottenne risposta fino all' autogrill Chianti Est. Qui Dio, o colui che tutto puo ma non lo fa, o colui che si vendica e lancia piaghe e stermina popoli ma poi però se fai il buono ti manda in ferie, o colui che firma le giustificazioni false ma non firma le delibere comunali, o colui che scontenta gli egiziani e i filistei ma accontenta il popolo eletto perchè è eletto, o colui che prende a tonfi nel muso Giacobbe ma poi gli porge ghiaccio spray, o colui che fa quasi commettere scotennare il figlio ad Abramo ma poi gli dice: "scherzavo", o colui che gioca tredici triple e poi non ha i soldi per pagare però dice: "con questa schedina si vince a man bassa", o colui che meno lo nomini più ti crescono i baffi, o colui che soggiogò Buonarroti e lo aggobbì e lo fece diventare frustone ma però che artista divino che era, o colui che dribblò Romario al Mundialito, o clui che frenò nella ghiaia per fare il figo ma finì le gomme. Dicevo, scusate, qui, dentro le pieghe dell' insalata di un Camogli (dove l' insalata non c'è e quindi fu miracolo) Dio gli disse: "Conduci l' Arca a caso, come gli skipper di Mascalzone Latino, e vedrai che prima o poi ci si ferma e si espiano 'sti cazzo di peccati e si salva pure qualche decinaia di polli, due o tre maiali e magari 'na dozzina di procioni". Al che Noè ( il ciclista della Liquigas escluso dal Giro) tirò la volata e Bennati vinse la prima tappa della Tirreno-Adriatico. Amen
postato da: beneselve alle ore 00:14 | link | commenti (1)
categorie: educhiamoci a labbrate, fido e la fede
mercoledì, 29 aprile 2009

camel 1

Mea Fecit
postato da: beneselve alle ore 14:26 | link | commenti (1)
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martedì, 28 aprile 2009

FA RIDE? FA SCHIFO... Martufello ci manchi

ROMA — Pierfrancesco Pingitore, la satira di destra non funziona al tempo di Berlusconi? «Senta, io ho sempre rifiutato questa etichetta, la satira non è né di destra né di sinistra». E andiamo... «Sono sincero, l’ho detto fino a stancarmene. Il compito della satira non è di smantellare il sistema ma di denunciare le cose che non vanno all’interno del sistema. È una valvola di sfogo. La satira politica poi è più difficile, sono venuti meno i contendenti. Berlusconi è oggetto di vignette che hanno colmato la misura. Gli altri sono scomparsi».

Il crollo del centrosinistra ha portato giù, fra le macerie, anche la satira? «È un po’ così, in un ring i guantoni si mettono in due. Quando hai una partenza sbagliata, difficilmente recuperi. È una sconfitta. Bisogna accettarla». È la prima volta che un programma di Pingitore chiude prima del tempo. Lui prova a dare spiegazioni. «La collocazione che c’è stata data non ci ha favoriti. Abbiamo avuto contro gli speciali sul terremoto, il Sabato Santo, partite su Sky come Genoa-Juve e Inter-Juve, e soprattutto contro c’era lo spettacolo della Clerici coi bambini prodigio che cantano in modo strepitoso. Noi fino a qualche anno fa facevamo il 30 per cento di share, e quando passammo dalla Rai a Mediaset il 45... Cifre che manco il Festival di Sanremo. La nostra collocazione ideale era il giovedì o il venerdì». L’ha fatto presente ai vertici di Canale 5? «L’ho detto in tutti i modi, non mi hanno dato retta. Ma ora non mi sembra di buon gusto fare polemiche. Forse in tempo di crisi non c’è spazio per ridere. Noi, abbiamo la coscienza a posto».

postato da: beneselve alle ore 01:01 | link | commenti
categorie: ipse dixit
giovedì, 02 aprile 2009

vanna marchiQuello a destra pare il Martini de Montalone
postato da: beneselve alle ore 22:52 | link | commenti
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lunedì, 09 marzo 2009

DALL' ECO DI BERGAMO DELLO SCORSO SABATO

INCRESCIOSO ATTO VANDALICO
Schiena di negro si scaglia contro manganello e lo distrugge
Il padrone del manganello: "Ora voglio i danni, anche perchè il mio bastone era un pregiato pezzo di legno utilizzato da mio nonno repubblichino". Smentite nella comunità negra: "Il manganello era visibilmente marcio"

Casal Osei (BG). Gino Onani, conosciuto e stimato da tutti nella ridente comunità di Casal Osei, ieri sera ha perso per sempre il suo amato bastone di legno. Intorno alle 17, mentre tornava a casa dalla messa, ha preso parte alla nuova ronda paesana organizzata dalla sezione del partito. "eravamo in venti e ci stavamo recando nei pressi della stazione dei bus quando abbiamo individuato un gruppo di negri. Come sempre accade in tempi di crisi come il nostro, questi si sono gettati in maniera violenta contro i nostri manganelli di legno che teniamo ben saldi in mano. Di solito lo facciamo per ragioni di sicurezza e di ordine pubblico, non per vederceli assaliti dai corpi puzzolenti e sudati degli immigrati clandestini. Pochi istanti dopo il fattaccio. Mario Bordin, noto  ragazzo negro che per motivi fortunosi detiene la cittadinanza italiana dalla nascita, si è scagliato contro il manganello del povero Gino. "Tutto è successo in un attimo", commenta il simpatico pensionato. "Il mio manganello è stato letteralmente preso d' assalto dalle terga del negro che, dopo reiterati tentativi, è riuscito a farlo a pezzi. Ecco poi noi siam dovuti scappare al circolo "Boso" dove siamo stati confortati e curati dai volontari del partito. Eravamo impauriti e scioccati da quanto resistenti e forti siano state le schiene dei negri aggressori. Questi ci hanno distrutto non solo i manganelli, ma anche le bandiere, le ricetrasmittenti; il tutto con le loro schiene, le loro braccia, gambe, teste e con i sospetti rigonfiamenti che tengono in mezzo alle gambe, sicuramente pieni di droga da spacciare ai nostri giovani. Ora io vorrei come minimo i danni visto che il mio vecchio manganello di nocio apparteneva a mio nonno Beppo che lo aveva utilizzato per difendersi dai comunisti partigiani durante la repubblica di Salò. Ci terrei a dire però che le schien di una volta si scagliavano in maniera molto meno violenta contro i nostri manganelli e bastoni" Secca la smentita della comunità negra. "Noi eravamo alla stazione in attesa del bus per il palazzetto dello sport dove si teneva il concerto di Povia quando venti rappresentanti della "L.I.D.P."(Lega Italian Difesa Polenta - N.d.R.) ci hanno aggredito con dei manganelli. Abbiamo avuto appena il tempo di realizzare quanto stava succedendo che siamo stati bastonati come cani." I cani, sentito dell' ardito paragone, han subito sporto denuncia per diffamazione presso il locale distretto dei carabinieri "Maresciallo Graziani". Son dunque finiti i tempi in cui la Padania viveva serena lontana dai negri? Nella speranza che tutto si risolva e che la giustizia faccia il suo corso vi lasciamo il tempo per meditare."
U.B.

Mea e Selve Fecit
postato da: beneselve alle ore 13:37 | link | commenti (4)
categorie: a quattro mani